lunedì 16 giugno 2014

OPPOSIZIONE AL PECCATO



OPPOSIZIONE AL PECCATO

L’altro atto è appunto quello dell’opposizione al peccato. 

S.Tommaso segue perfettamente il seguente modello del moto: c’è la motio Dei moventis: 

Dio che muove tramite l’infusione della grazia, e poi c’è il motus liberi arbitrii in Deum, il motus liberi arbitrii in peccatum e poi la remissio peccatorum e la consecutio gratiae.

Quindi è necessario accedere non solo al moto dal contrario al contrario; non basta che l’uomo con la sua libertà acceda al termine ad quem, ma che si stacchi anche dal termine a quo, che si stacchi dal punto di partenza. 

Quindi è necessario che l’uomo, motivato dalla sua adesione per fede formata a Dio, assuma un atteggiamento di dolore proprio di afflizione per il suo peccato.

Bisogna che in qualche modo concepisca un certo abominio del peccato. 

Qui S.Tommaso appoggia la sua dottrina sulla tesi agostiniana secondo cui si cammina verso Dio non con i passi del corpo ma con gli affetti della mente, che nella giustificazione ovviamente sono due: 

uno disponente all’adesione a Dio, che è la fede formata, l’altro che ci stacca dal peccato ed è proprio la tristezza del peccato, il dolore, la contrizione, perchè il dolore giustificante è un dolore perfetto ovvero di contrizione.


Tutto il movimento si compie nella remissio peccatorum. 

S.Tommaso riprende ancora il tema del Primo Articolo, ma ciò proprio per elencare le tappe della giustificazione. 

La remissione dei peccati, essendo evidentemente il termine e il fine della giustificazione, fa parte della medesima, cioè la giustificazione fa parte della remissione dei peccati proprio come ne fa parte il suo termine, il fine dell’esecuzione. 

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