giovedì 31 luglio 2014

DISPOSIZIONE SOPRANNATURALE



DISPOSIZIONE SOPRANNATURALE

Questa disposizione, che deve essere sempre soprannaturale e quindi sostenuta dalla grazia attuale, può essere o remota o prossima. 

E’ remota, se avviene antecedentemente all’infusione della grazia santificante; 

se invece avviene con l’infusione della grazia santificante, si dice preparazione ultima.

Ora questi atti ultimamente preparatori, che sono atti del libero arbitrio, che fanno proprio parte del processo della giustificazione, questi due atti ultimamente o prossimamente preparatori, secondo la dottrina comune dei tomisti e dello stesso S.Tommaso, sono meritevoli, cioè meritano non certo la grazia, perchè quella c’è già. 

Infatti la prima vita  è gratuita, ma meritano la vita eterna.

Ci sono già i primi atti dell’uomo giustificato, c’è già il merito della vita eterna. 

S.Tommaso divide i due effetti della grazia: 

effetto della grazia operante è la giustificazione, effetto della grazia cooperante è il merito. 

Tuttavia il merito, in maniera molto significativa c’è anche nella grazia autrice della giustificazione.

Articolo Primo. 

La giustificazione consiste nella remissione dei peccati? 

Esiste il fatto della giustificazione e coincide con il fatto di ricevere la remissione dei peccati? 

S.Tommaso si pone la domanda proprio in questi termini, per chiarire una duplice possibile giustificazione: 

la giustificazione, così come sarebbe avvenuta, se l’uomo non avesse peccato, e la giustificazione così come di fatto avviene, dato che l’uomo si trova sotto l’influsso del peccato delle origini. 

mercoledì 30 luglio 2014

DA RECIPERE



DA RECIPERE


Da “recipere”, che significa “ricevere”.  

Ossia la giustificazione.

Quindi lo scopo della domanda è quello di chiarire, di distinguere il duplice titolo di conferimento della grazia santificante: 

uno che sarebbe avvenuto nell’ipotesi di una natura integra, l’altro che avviene di fatto nella realtà di una natura corrotta peccaminosa.

S.Paolo insiste continuamente, soprattutto nella Lettera ai Romani, sulla giustificazione, che viene chiamata giustificazione dell’empio (iustificatio impii).

Infatti si tratta di una giustificazione dell’uomo peccatore, che avviene tramite la remissione del peccato.


S.Tommaso anzitutto distingue tra giustificazione attiva e passiva. 

La giustificazione attiva è lo stesso atto con cui Dio giustifica l’empio. 

I protestanti hanno solo la giustificazione attiva, cioè la giustizia è sempre di Dio, mai dell’uomo. 

La giustificazione forense propria dei protestanti non produce un effetto di grazia nell’uomo, ma la grazia è semplicemente l’atto con cui Dio giustifica, e la giustizia è sempre quella di Dio e del suo Cristo. 

martedì 29 luglio 2014

GIUSTIFICAZIONE ATTIVA



GIUSTIFICAZIONE ATTIVA

Per S.Tommaso, invece, la giustificazione attiva è l’atto con cui Dio conferisce la giustizia all’empio, o comunque conferisce la sua giustizia. 

Ovviamente ciò con cui Dio agisce sull’uomo, dandogli la sua giustizia - vedremo poi che cosa è questa giustizia -, è Dio stesso, cioè un qualche cosa di increato.

Lo sapete già dalla teodicea  che l’agire di Dio non si distingue dalla sua divina essenza, per cui ovviamente anche l’atto di Dio è increato. 

Invece la giustificazione passiva è un effetto creato di questa azione di Dio sull’uomo. 

In che cosa consiste questo effetto increato di Dio sull’uomo? 

Non è la stessa grazia nella sua essenza statica; 

la giustificazione è certo grazia, ma è conferimento della grazia più che qualche cosa di dinamico o che un processo.

S.Tommaso appoggia questa tesi sulla stessa etimologia della parola o meglio sulla forma grammaticale della parola iustificatio, cioè “rendere giusto”. 

La giustificazione è ancora, dice S.Tommaso, motus ad iustitiam, è un movimento il cui termine merita appunto la giustizia.

Quindi la giustificazione passiva deve essere definita proprio come un essere mossi passivamente dalla parte dell’uomo, essere mossi alla giustizia. 

Tutti i moti sono definibili dal loro punto di arrivo; bisogna riflettere sul significato di questa parola iustitia. 

lunedì 28 luglio 2014

GIUSTIZIA E GIUSTIFICAZIONE



GIUSTIZIA E GIUSTIFICAZIONE


Che cosa significa la parola giustizia e il suo termine giustificazione? 

S.Tommaso qui considera i seguenti tipi di giustizia: anzitutto la giustizia può significare in particolare il retto ordine dell’atto umano, sempre rispetto all’altro.

La giustizia, come virtù, pone un certo ordine ragionevole, che le virtù stabiliscono nella lucidità della ragionevolezza degli atti umani. 

La virtù della giustizia pone questo secundum rationem, nei rapporti ad alterum, nel rispetto del suo diritto.

Ora in questo senso la giustizia come virtù, cioè giustizia che pone un certo ordine negli atti che compiamo verso gli altri, la giustizia può essere intesa come virtù particolare che ordina un uomo ad un altro; si potrebbe dire che è un rapporto alla pari.

Questa giustizia consiste nell’ordine dell’atto umano ad un altro uomo singolo. 

In particolare è la giustizia detta commutativa (scambi, contratti, ecc) tra due persone umane. 

E’ possibile farci entrare anche la giustizia distributiva, avviene tra chi amministra il bene comune e un singolo uomo. 

Pensate alla spesa pubblica: lo Stato dovrebbe tenerla abbastanza moderata e in qualche modo far pervenire il bene comune, anche in termini materiali, a beneficio del cittadino singolo.

Quindi il termine della giustizia distributiva è sempre il singolo.

Lo Stato è il distributore del bene comune ai singoli cittadini, però il termine è ancora il singolo.

Poi c’è un’altra giustizia che si chiama giustizia legale, che ordina l’atto umano del singolo al bene comune della società politica. 

Quindi, il termine di questa giustizia non è più il singolo ma il bene comune di tutti. 

Una giustizia che ha un senso molto vasto, che dovrebbe ispirare molte altre virtù, tutte quelle virtù che contribuiscono alla promozione del bene comune. 

domenica 27 luglio 2014

GIUSTIZIA METAFORICA



GIUSTIZIA METAFORICA

C’è un altro significato della parola giustizia, che non è un significato proprio, ma bensì metaforico: 

è la iustitia metaphorice dicta, che S.Tommaso trova nei testi di Aristotele.

Perché questi la chiama iustitia metaphorice dicta, perchè manca proprio a questo tipo di giustizia un elemento essenziale.

Ecco perchè il cambiamento di significato non è analogico proprio ma improprio, quindi metaforico.

Alla giustizia appartiene essenzialmente l’ordine ad alterum. Si può concepire, ma solo metaforicamente un certo dovere dell’uomo verso se stesso. 

In verità è abbastanza paradossale la relazione di sè a sè.

Anche nel caso in cui l’uomo è concepito come colui che deve qualche cosa a se stesso, pensate nella giustizia questa esigenza di alterità, persino nella sua accezione metaforica: 

bisognerebbe differenziare nell’uomo una pluralità di parti da ordinare, questo è l’essenziale.

Non avrebbe senso parlare della giustizia metaforica, ossia quella giustizia che l’uomo deve a se stesso, se l’uomo non fosse un differenziato. 

Non solo un differenziato, ma anche un ordinato, ciò che noi dobbiamo a noi stessi è l’ordine di noi stessi.

Questo ordine di noi stessi ovviamente è molteplice, è il famoso ordine infranto dal peccato originale. 

Il primo ordine essenziale dell’uomo è l’ordine al Trascendente, la doverosa sottomissione dell’uomo a Dio: è il primo ordine che noi dobbiamo a noi stessi.


Poi c’è quell’altro aspetto dell’ordine a Dio che concerne noi. Noi non solo dobbiamo sottometterci a Dio, ma dobbiamo farlo per rispetto a noi stessi. 

Questa è la verità dell’uomo che è la creatura, che è sottomesso a Dio.

Quindi il primo nostro dovere è di sottomettere noi stessi a Dio. 

sabato 26 luglio 2014

PARTI INFERIORI E SUPERIORI



PARTI INFERIORI E SUPERIORI


Poi un altro ordine che c’è in noi è quello di sottomettere le parti inferiori dell’anima alla parte superiore, cioè alla ragione. 

C’è quasi un parallelismo tra microcosmo e macrocosmo: come Dio deve essere sovrano sull’uomo, così la ragione deve essere sovrana sulle passioni.

L’ordine immanente all’uomo, doveroso da realizzare nell’uomo, è l’ordine di sottomissione della parte inferiore della nostra umanità alla parte superiore. 

Così pure il corpo deve sottomettersi all’anima. 

Si instaura così questo complesso ordine: l’ordine dell’uomo a Dio e l’ordine interiore all’uomo.

E in questo senso si parla di giustizia nel contesto della giustificazione. 

Tale giustizia, nonostante abbiamo fatto una deviazione attraverso Aristotele, coincide molto bene con il concetto biblico, cioè la giustizia nel senso biblico. 

Il giusto nella Bibbia è l’uomo santo.

Cioè l’uomo ordinato in sè e appartenente a Dio, o meglio ancora, l’uomo aderente a Dio santifica se stesso.

Quindi, il termine della giustificazione è questo ordine doveroso per l’uomo, il quale deve realizzare se stesso. 

Quest’ordine possiamo definirlo in termini biblici come santità, la quale si attua sia come sottomissione a Dio, sia come sottomissione della parte inferiore dell’uomo a quella superiore. 

venerdì 25 luglio 2014

GIUNGERE ALLA GIUSTIFICAZIONE



GIUNGERE ALLA GIUSTIFICAZIONE

Ora,a questo termine della giustificazione, a questa santità, a questo ordine dell’uomo, si può giungere in due modi e questa è una distinzione che S.Tommaso tende a chiarire in questo Articolo Primo. 

E’ possibile giungere alla giustificazione per analogia con quel moto che avviene in fisica come semplice generazione? 

La semplice generazione inizia dalla privazione e giunge alla presenza della forma sostanziale nel soggetto. 

Cioè la generazione consiste nella semplice presenza della forma sostanziale, seguente all’assenza, che è la privazione della forma precedente.

La giustizia distributiva e quella legale corrispondono a quella che oggi chiamiamo “giustizia sociale”, mentre la giustizia commutativa corrisponde a quella che può esser chiamata “giustizia individuale”. 

Tuttavia anche la giustizia commutativa può avere relazione con quella sociale, quando si tratta di rapporti tra corpi collettivi all’interno dello Stato.

Noi dobbiamo sottometterci a Dio perché è Dio (amore di Dio disinteressato); ma dobbiamo sottometterci a Dio anche per rispetto della nostra dignità (amore di Dio interessato).

Nella generazione non si tratta di un movimento dal contrario al contrario, ma semmai in termini moderni si tratta di un movimento dalla semplice assenza alla semplice presenza, o se volete dalla privazione alla forma. 

Questo modello di semplice generazione si applicherebbe alla giustificazione nell’ipotesi che il nostro progenitore non avesse peccato. 

Però in tale condizione, non sarebbe nemmeno stato creato in grazia. 

giovedì 24 luglio 2014

REALTA' TRAGICA DEL PECCATO



REALTA' TRAGICA DEL PECCATO


Ed è proprio quello che si produce nella tragica realtà dell’essere peccatori. 

Noi, nello stato di peccato, siamo abitualmente avversi a Dio. 

Cioè non solo non possediamo la partecipazione della divina natura, non solo siamo privi della grazia, ma siamo avversi rispetto alla grazia, siamo in contrasto con la grazia nello stato di peccato.

Perciò nello stato attuale, in cui l’uomo si trova, la giustificazione non può aver luogo se non con la iustificatio impii, cioè la giustificazione del peccatore e quindi avviene solo con il moto dal contrario al contrario. 

In qualche modo bisogna che Iddio per santificarci ci strappi anzitutto alla miseria del peccato, per poi darci il dono della partecipazione alla sua divina natura.

In questo senso ovviamente la giustificazione dell’empio in quanto empio, non può che comportare la remissione dei peccati, cioè occorre che il peccato ci sia prima rimesso, perchè poi possiamo diventare amici di Dio, partecipi della sua divina natura.

Quindi la conclusione di S.Tommaso è che la giustificazione dell’empio è il passaggio dallo stato di ingiustizia, per mezzo della remissione dei peccati, allo stato di giustizia, che costituisce il termine di tutto il moto.


S.Tommaso colloca la remissio peccatorum nel termine a quo, il che vuol dire che nello stato in cui noi ci troviamo in partenza siamo dei peccatori; 

ora questo stato di partenza deve essere distrutto tramite la remissio peccatorum e il momento susseguente è il dono della giustizia. 

Noi ci muoviamo dal peccato alla santità per mezzo della remissione dei peccati. 

ADAMO CREATO IN GRAZIA



ADAMO CREATO IN GRAZIA

L’ipotesi è questa. Notate come anche S.Tommaso crede con fede cattolica che il primo uomo è stato creato in grazia. 

E’ convinto che la Scrittura ci parli di una creazione dell’uomo, il quale, nel primo istante della sua esistenza, si è trovato in stato di grazia.

Tuttavia Iddio non è stato obbligato a creare l’uomo in grazia. La libertà di Dio sta sempre molto a cuore a S.Tommaso. 

Essa ha fatto sì che Dio avrebbe potuto creare l’uomo nell’integrità della sua natura, nella pienezza della sua libertà, però senza il dono della divina partecipazione, della divina amicizia. 

Secondo questa ipotesi, l’uomo, nel primo istante della creazione, avrebbe avuto il possesso della sua natura umana, ma non sarebbe stato partecipe tramite la grazia della natura divina. 

Ora, se Iddio gli avesse dato in un secondo momento questa stessa soprannaturale partecipazione di Sè, cioè di Dio, si tratterebbe di un moto non dal contrario al contrario, ma dalla pura assenza della grazia alla presenza della medesima nell’anima dell’uomo. 

Il passaggio sarebbe stato dalla assenza alla presenza.

Per spiegare questo fatto servirebbe il modello analogico del moto sostanziale, cioè della generazione, della semplice generazione. 

L’altro modello fisico del movimento, più complesso e anche più accidentale è il movimento dal contrario al contrario. 

Prendiamo per esempio un cambiamento di qualità, dal contrario al contrario: 

se uno prende il sole d’estate, passa dal colore normale allo stato di abbronzatura. 

martedì 22 luglio 2014

PECCATO RIMESSO



PECCATO RIMESSO

Prima il peccato ci è rimesso e poi conseguiamo la giustizia, cioè la grazia santificante che Iddio ci infonde. 

Giovanni di S.Tommaso precisa un punto abbastanza interessante, perchè il Gaetano aveva qualche dubbio sulla consistenza dell’analogia del moto.

Il moto fisico e il moto spirituale della giustificazione non è la stessa cosa. 

Il Gaetano dice che è un quasi moto, perchè non riesce a vedere nello stato di peccato un vero e proprio termine a quo. 

Invece Giovanni di S.Tommaso, e questa è una tesi che gli è molto cara, dice che nel peccato c’è in qualche modo un elemento positivo.

Peccato è privazione nel senso di chiusura all’infusione della grazia, ma si tratta nello stato di peccato di un abituale disordine per adesione abituale al fine ultimo disordinato che non è Dio.

Il peccatore è sempre consapevole; con malizia sceglie una creatura anzichè Dio come fine ultimo.

E questa adesione ad una creatura come fine ultimo si perpetua, rimane, perdura nell’anima del peccatore.

In questo senso c’è un qualche cosa di consistente in questa aversio a Deo, c’è una certa positività, questa tendenza ad un bene creato in contrasto con Dio e questa aversio a Deo, questa adesione peccaminosa ad una creatura, questo disordine della volontà devono essere messi in ordine, e questa è la remissio peccatorum.

Notate un’altra cosa che Giovanni di S.Tommaso mette in risalto commentando il primo Articolo che studieremo più avanti sulle questioni riguardanti le parti della giustificazione. 

Bisogna distinguere queste parti della giustificazione: primo, dalla parte dell’agente efficiente che è Dio che ovviamente agisce sull’uomo e, secondo, dalla parte del fine o dell’intenzione che Dio ha sull’uomo quando lo muove a giustizia.

Dalla parte dell’agente, prima si introduce la forma , poi si distrugge l’opposto della forma, cioè Dio introduce in noi la grazia santificante, ex parte Dei agentis. 

Prima c’è l’infusione della grazia che è già la grazia santificante. Dio ci dà il dono della grazia santificante e con questo dono, ci distrugge il peccato. 

lunedì 21 luglio 2014

PASSAGGIO GRAZIA



PASSAGGIO GRAZIA

Ecco che c’è il passaggio dall’infusione della grazia alla remissione dei peccati. 

Invece, dalla parte del fine, prima si distrugge l’opposto e poi si introduce la forma che dipende dall’agente.

Dalla parte del fine, ovvero dalla parte nostra che siamo mossi, prima bisogna che siamo staccati dal peccato e poi che siamo tornati al regime abituale della grazia.

Ecco perchè l’ordine delle parti della giustificazione può essere veramente inverso nell’uno e nell’altro caso a seconda della prospettiva. 

La remissione stessa è chiamata da S.Tommaso anche compimento. 

Nell’articolo egli precisa ancora che nella remissio peccatorum si compie la giustificazione dell’empio. 

La giustificazione giunge al suo traguardo quando viene rimesso il peccato. Ora la remissione o compimento vanno intesi non a modo di perfezione o di fine, ma compimento a modo dell’ultima cosa nell’ordine dell’esecuzione.

Per cui ciò a cui Dio tende come a fine non è rimetterci il peccato, ma darci la grazia. Ciò che invece avviene nel processo dalla parte di Dio agente è l’infusione della grazia e come conseguenza dell’infusione, la remissione della colpa.

Infatti questa tesi di S.Tommaso potrebbe sembrare molto coartante, molto limitante. 

Il moto della giustizia è molto più importante della remissione dei peccati. 

La remissio peccati è in qualche modo l’ultima cosa nell’ordine dell’esecuzione. Il primo momento è effettivamente un’infusione della grazia santificante; il secondo momento è la remissione del peccato; il terzo è il conseguimento dalla parte dell’uomo di quello stesso dono che Dio gli ha infuso in partenza.

Mi pare che per comprendere bene il dinamismo della giustificazione sia molto importante distinguere questo duplice aspetto: infusione della grazia santificante, conseguimento della grazia santificante. L’infusione si pone all’inizio, il conseguimento alla fine.

Ora il Secondo Articolo si pone questa domanda: 

per la remissione del peccato, cioè per la giustificazione (abbiamo visto che effettivamente si compie nella remissione del peccato) è necessaria l’infusione della grazia dalla parte di Dio? 

Oppure anche in questi termini: è possibile che Iddio perdoni un peccatore, senza dargli la sua grazia?


domenica 20 luglio 2014

I NOMINALISTI



I NOMINALISTI

I Nominalisti e Lutero, per motivi diversi, dicono di sì, i cattolici dicono di no. 

Non è possibile che Dio rimetta cioè perdoni il peccato senza infondere la grazia. 

Il nominalismo insiste esageratamente sulla libertà divina: Dio può fare anche l’impossibile. 

Il nominalismo non rispetta più le essenze anche perchè per lui le essenze non esistono. 

Invece il cattolicesimo, che ha come filosofia il realismo degli universali, rispettando le essenze, ovviamente dice che non è possibile che Iddio perdoni il peccato senza infondere la grazia.

Perchè non è possibile questo? S.Tommaso fa una analisi breve ma abbastanza significativa della psicologia della riconciliazione. 

Il torto può essere rimesso solo se l’animo dell’offeso si riappacifica con l’offensore. 

Questo avviene anche nelle faccende umane. 

Quando uno ci offende, non sempre, a livello della virtù della carità, si riesce subito a superare il momento della prima amarezza. 

Possiamo dire che veramente abbiamo perdonato il prossimo quando il nostro animo si placa nei suoi riguardi.


Notate come è importante per il perdono proprio quello che ci insegna il S. Vangelo. 

E’ importante perdonare non solo a parole, ma con i fatti, ossia dimenticare. 

Voi conoscete la popolare distinzione tra perdonare e dimenticare. Invece non si può perdonare senza dimenticare.