martedì 1 luglio 2014

MOZIONE DIO MOVENTE


MOZIONE DIO MOVENTE

Notate bene l’ordine degli Articoli. 

Abbiamo visto nel Secondo Articolo, che c’è la necessità che Iddio muova l’uomo, è la mozione di Dio movente. 

Ora ci si chiede se nell’uomo, che è mosso passivamente da Dio, se in quella passività ci debba essere anche una certa attività umana.

Ad secundum: sicut dilectio Dei non solum consistit in actu voluntatis divinae, sed etiam importat quendam gratiae effectum, ut supra (Q. 110) dictum est; 

ita etiam et hoc quod est Deum non imputare peccatum homini, importat quendam effectum in ipso cuius peccatum non imputatur. 

Quod enim alicui non imputetur peccatum a Deo, ex divina dilectione procedit.

Notate l’apparente paradosso della questione. 

Di fatto non c’è dubbio che Dio muove nonun’entità inerte, ma una capacità di muovere se stessa. 

Ciò che Dio compie sull’uomo è di muovere l’uomo a muovere se stesso, non è una semplice mozione ad essere mosso: è una mozione ad essere mosso in maniera tale da muovere se stesso.

E questo riassume anche sul piano naturale la realtà della premozione fisica.

Dio muove l’uomo senza annientare la libertà del libero arbitrio, anzi proprio la mozione di Dio interpella il libero arbitrio, attua la mozione del libero arbitrio.


Conviene citare la dottrina della Chiesa. La Marietti riporta il canone 9, della Sessione Sesta del Concilio di Trento: 

“Se uno osasse dire che l’empio viene giustificato tramite la fede sola così da intendere che null’altro si richiede, in virtù di cui l’empio debba cooperare in vista del conseguimento della grazia della giustificazione, e che per nessun titolo sia necessario che l’uomo si prepari e si disponga tramite il moto della sua volontà, e chi osa dire che nel processo della giustificazione interviene solo Dio con la totale passività dell’uomo, sia scomunicato.” 

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