sabato 16 agosto 2014

GIUSTIFICAZIONE E CONFESSIONE


Giustificazione e confessione


Dicevo all’inizio che la giustificazione gratuita mediante la fede deve diventare esperienza vissuta dal credente. 

Noi cattolici abbiamo in ciò un vantaggio enorme: i sacramenti e, in particolare, il sacramento della riconciliazione. 

Esso ci offre un mezzo eccellente e infallibile per fare, ogni volta di nuovo, l’esperienza della giustificazione mediante la fede. 

In essa si rinnova quello che è avvenuto una volta nel battesimo in cui, dice Paolo, il cristiano è stato “lavato, santificato e giustificato” (cf 1 Cor 6, 11). 

Nella confessione avviene ogni volta il “mirabile scambio”, l’admirabile commercium. 

Cristo prende su di sé i miei peccati e io prendo su di me la sua giustizia! 

A Roma, come in ogni grande città, ci sono purtroppo tanti cosiddetti barboni, poveri fratelli vestiti di luridi stracci che dormono all’aperto si trascinano appresso tutte le loro poche cose. 

Immaginiamo cosa succederebbe se un giorno si diffondesse la voce che in Via Condotti c’è una boutique di lusso dove ognuno di loro può andare, deporre i propri stracci, prendere una bella doccia, scegliersi il vestito che più gli piace e portarselo via così, gratuitamente, “senza spesa né denaro”, perché per qualche ignoto motivo il proprietario è in vena di generosità. 

È quello che avviene in ogni confessione ben fatta. Gesú ce l’ha inculcato con la parabola del figliol prodigo: “Presto, portate qui il vestito più bello” (Lc 15, 22). 

Rialzandoci dopo ogni confessione possiamo esclamare con le parole di Isaia: “Mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia“ (Is 61, 10). 

Si ripete ogni volta la storia del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me peccatore!”. “Vi dico: questi tornò a casa sua giustificato” (Lc 18, 13 s.).

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