lunedì 18 agosto 2014

GIUSTIFICAZIONE E CONVERSIONE



Giustificazione e conversione


Vorrei ora mostrare come la dottrina della giustificazione gratuita per fede non è un’invenzione di Paolo, ma il puro insegnamento di Gesù. 

All’inizio del suo ministero, Gesù andava proclamando:

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15). Quello che Cristo racchiude nell’espressione “regno di Dio” – e cioè l’iniziativa salvifica di Dio, la sua offerta di salvezza all’umanità –, san Paolo lo chiama “giustizia di Dio”, ma si tratta della stessa fondamentale realtà. 

Regno di Dio” e “giustizia di Dio” sono accostati tra di loro da Gesù stesso quando dice: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6, 33). 

“Gesù, scriveva già san Cirillo di Alessandria, chiama ‘regno di Dio’ la giustificazione mediante la fede, la purificazione battesimale e la comunione dello Spirito”.

Quando Gesù diceva: “Convertitevi e credete al Vangelo”, insegnava dunque già la giustificazione mediante la fede. Prima di lui, convertirsi significava sempre “tornare indietro” (come indica lo stesso termine usato, in ebraico, per quest’azione e cioè il termine shub); 

significava tornare all’alleanza violata, mediante una rinnovata osservanza della legge. 

Convertirsi, conseguentemente, ha un significato principalmente ascetico, morale e penitenziale e si attua mutando condotta di vita. 

La conversione è vista come condizione per la salvezza; il senso è: convertitevi e sarete salvi; convertitevi e la salvezza verrà a voi. 

Sulla bocca di Gesù, questo significato morale passa in secondo piano (almeno all’inizio della sua predicazione), rispetto a un significato nuovo, finora sconosciuto. 

Convertirsi non significa più tornare indietro, all’antica alleanza e all’osservanza della legge; significa piuttosto fare un salto in avanti, entrare nella nuova alleanza, afferrare questo Regno che è apparso, entrarvi. Ed entrarvi mediante la fede. 

“Convertitevi e credete” non significa due cose diverse e successive, ma la stessa azione: convertitevi, cioè credete; convertitevi credendo! 

“Prima conversio ad Deum fit per fidem”, scrive san Tommaso d’Aquino: “La prima conversione a Dio consiste nel credere” .

Se ci fosse stato detto: la porta per entrare nella salvezza è l’innocenza, la porta è l’osservanza esatta dei comandamenti, la porta è la tale o la talaltra virtù, poveri noi! Chi avrebbe potuto sperare di salvarsi? 

Ma ci viene detto: la porta è la fede e questa possibilità non è troppo alta per te, né troppo lontana da te, non è “di là del mare”; è “sulla tua bocca e nel tuo cuore”, dice l’Apostolo Rm 10, 8). 

È alla portata di tutti; Dio ci ha creati liberi forse proprio perché potessimo produrre l’atto di fede.

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