sabato 23 agosto 2014

LE PAROLE DI PAOLO AI ROMANI



Le parole di Paolo scritte ai Romani

 « Così dunque, fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; 

poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete » (Rm 8,12-13), c’introducono nuovamente nella ricca e differenziata sfera dei significati, che i termini « corpo » e « spirito » hanno per lui. Tuttavia, il significato definitivo di quell’enunciato è parenetico, esortativo, quindi valido per l’ethos evangelico. 

Paolo, quando parla della necessità di far morire le opere del corpo con l’aiuto dello Spirito, esprime appunto ciò di cui Cristo ha parlato nel Discorso della Montagna, facendo richiamo al cuore umano ed esortandolo al dominio dei desideri, anche di quelli che si esprimono nello « sguardo » dell’uomo rivolto verso la donna al fine di appagare la concupiscenza della carne. 

Tale superamento, ossia, come scrive Paolo, il « far morire le opere del corpo con l’aiuto dello Spirito », è condizione indispensabile della « vita secondo lo Spirito », cioè della « vita » che è antitesi della « morte » di cui si parla nello stesso contesto. 

La vita « secondo la carne » fruttifica infatti la « morte », cioè comporta come effetto la « morte » dello Spirito.


Dunque, il termine « morte » non significa soltanto morte corporale, ma anche il peccato, che la teologia morale chiamerà mortale.

Nelle Lettere ai Romani e ai Galati l’Apostolo allarga continuamente l’orizzonte del « peccato-morte », sia verso il « principio » della storia dell’uomo, sia verso il suo termine. 

E perciò, dopo aver elencato le multiformi « opere della carne », afferma che « chi le compie non erediterà il regno di Dio » (Gal 5,21). 

Altrove scriverà con simile fermezza: 

« Sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio » (Ef 5,5). 

Anche in questo caso, le opere che escludono dall’aver « parte al regno di Cristo e di Dio » – cioè le « opere della carne » – vengono elencate come esempio e con valore generale, sebbene al primo posto stiano qui i peccati contro la « purezza » nel senso specifico (cf. Ef 5,3-7).

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