venerdì 15 agosto 2014

PERCHÉ' IO POSSA CONOSCERE LUI


Perché io possa conoscere lui


Da dove ha attinto, san Paolo, il meraviglioso messaggio della giustificazione gratuita per mezzo della fede, così in sintonia, abbiamo visto, con quello di Gesù? 

Non lo ha attinto dai libri dei Vangeli che non erano ancora stati scritti, ma semmai dalle tradizioni orali sulla predicazione di Gesù e soprattutto dalla propria esperienza personale, cioè da come Dio aveva agito nella sua vita. 

Egli stesso lo afferma, dicendo che il Vangelo che predica (questo Vangelo della giustificazione per fede!) non lo ha imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo e mette in rapporto tale rivelazione con l’avvenimento della propria conversione (cf Gal 1, 11 ss). 

A leggere la descrizione che san Paolo fa della sua conversione, in Filippesi 3, a me viene in mente l’immagine di un uomo che avanza, di notte, attraverso un bosco, al fioco lume di una candeletta. Egli fa bene attenzione a che non si spenga, perché è tutto ciò che ha per farsi strada. 

Ma poi, ecco che, continuando a camminare, viene l’alba; all’orizzonte sorge il sole, la sua lucetta impallidisce rapidamente, finché non si accorge nemmeno più di averla in mano e la getta via. 

La lucetta era per Paolo la sua giustizia, un misero lucignolo fumigante, anche se fondato su titoli tanto altisonanti: circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, ebreo, fariseo, irreprensibile quanto all’osservanza della legge… (cf Fil 3, 5-6). 

Un bel giorno, anche all’orizzonte della sua vita apparve il sole: il “sole di giustizia” che egli chiama, in questo testo, con sconfinata devozione, “Cristo Gesù, mio Signore”, e allora la sua giustizia gli apparve “perdita”, “spazzatura”, e non volle più essere trovato con una sua giustizia, ma con quella che deriva dalla fede. 

Dio gli fece sperimentare prima, drammaticamente, quello che lo chiamava a rivelare alla Chiesa. 

In questo testo autobiografico appare chiaro che il centro focale di tutto non è, per Paolo, una dottrina, fosse pure quella della giustificazione mediante la fede, ma una persona, Cristo. 

Quello che desidera sopra ogni altra cosa è di “essere trovato in lui, di “conoscere lui”, dove quel semplice pronome personale dice infinite cose. Mostra che per l’Apostolo Cristo era una persona reale, viva, non un’astrazione, un insieme di titoli e di dottrine. 

L’unione mistica con Cristo, mediante la partecipazione al suo Spirito (il vivere “in Cristo”, o “nello Spirito”), è per lui il traguardo finale della vita cristiana; la giustificazione mediante la fede è solo l’inizio e un mezzo per raggiungerla.

Questo ci invita a superare le contingenti interpretazioni polemiche del messaggio paolino, centrate sul tema fede-opere, per ritrovare, al di sotto di esse, il genuino pensiero dell’Apostolo. Quello che al lui preme anzitutto affermare non è che siamo giustificati per la fede, ma che siamo giustificati per la fede in Cristo; non è tanto che siamo giustificati per la grazia, quanto che siamo giustificati per la grazia di Cristo. È Cristo il cuore del messaggio, prima ancora che la grazia e la fede. 

L’affermazione che questa salvezza si riceve per fede, e non per le opere, è presente nel testo ed era forse la cosa più urgente da mettere in luce al tempo della Riforma. Ma essa viene in secondo luogo, non in primo, specie nella lettera ai Romani dove la polemica contro i giudaizzanti è assai meno presente che nella Lettera ai Galati. 

Si è commesso l’errore di ridurre a un problema di scuole e di correnti, interno al cristianesimo, quello che era, per l’Apostolo, una affermazione di portata infinitamente più vasta e universale. Nella descrizione delle battaglie medievali c’è sempre un momento in cui, superati gli arcieri, la cavalleria e tutto il resto, la mischia si concentrava intorno al re. 

Lì si decideva l’esito finale della battaglia. Anche per noi la battaglia oggi è intorno al re. Come al tempo di Paolo la persona di Gesù Cristo è la vera posta in gioco, non questa o quella dottrina a suo riguardo, per quanto importante. Il cristianesimo “sta o cade” con Gesù Cristo, e con nient’altro.

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