domenica 28 settembre 2014

OPPOSIZIONE LEGGE-GRAZIA



Opposizione legge-grazia

Che cosa leggiamo nel termine ‘legge’, almeno così come lo si percepiva al tempo di Paolo e delle dispute successive, almeno fino a sant’Agostino, nel secolo V?

La convinzione che l’osservanza fedele della legge di Dio costituisse titolo di merito, di giustificazione dinanzi a Dio. 

In altri termini, la convinzione che la giustizia umana avesse titolo per conquistare la giustizia di Dio. 

Posta così, la questione è risolta immediatamente. 

Ma non sempre le cose sono state presentate in questa semplicità, per cui le polemiche si sono sprecate. 

Con Gesù Cristo invece, l’umanità ha raggiunto, per dono di Dio, la possibilità di ottenere ciò a cui da sempre aspira: la riabilitazione presso Dio. 

Così si può tradurre il termine ‘giustificazione’. Solo Dio ne può essere l’artefice, perché la giustificazione è il rapporto di amicizia con Dio.


Come si ricordava, colui cha maggiormente ha segnato la svolta teologica in questa prospettiva è stato san Paolo. 

Egli ha affrontato la questione in due scritti fondamentali: la lettera ai Galati e successivamente quella ai Romani. 

Queste due lettere costituiscono la ‘magna charta’ dell’identità cristiana e della comprensione teologica dell’opera di Gesù Cristo, soprattutto in riferimento alla sua pasqua. 

In primo luogo ribadisce l’opposizione teologica fra legge e grazia in vista della giustificazione. 

«La vita che ora io vivo nella carne , la vivo nella fede, quella nel Figlio di Dio, che mi amò e diede se stesso per me. 

Non rendo vana la grazia di Dio; se infatti la giustizia proviene dalla legge, allora Cristo è morto per nulla» (Gal 2,20-21).

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