mercoledì 8 ottobre 2014

AMORE DELLA CHIESA



AMORE DELLA CHIESA


L’amore della Chiesa per i poveri si ispira al Vangelo delle beatitudini alla povertà di Gesù, e alla sua attenzione per i poveri. 

Tale amore riguarda la povertà materiale e anche le numerose forme di povertà culturale e religiosa (CCC 2444). 

La Chiesa, “fin dalle origini, malgrado l’infedeltà di molti dei suoi membri, non ha cessato di impegnarsi a sollevarli, a difenderli e a liberarli. 

Ciò ha fatto con innumerevoli opere di beneficenza, che rimangono sempre e dappertutto indispensabili” (CCC 2448). 

Ispirata al precetto evangelico: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8), la Chiesa insegna a soccorrere il prossimo nelle sue varie necessità e profonde nella comunità umana innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali: 

“Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna; è pure una pratica di giustizia che piace a Dio” ( (CCC 2447), anche se la pratica della carità non si riduce all’elemosina, ma implica l’attenzione alla dimensione sociale e politica del problema della povertà. 

Sul rapporto tra carità e giustizia ritorna costantemente l’insegnamento sociale della Chiesa: 

“Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere di giustizia” ( (S. Gregorio Magno, Regula pastoralis, 3,21: PL, 77,87).

I padri conciliari raccomandano fortemente che si compia tale dovere “perché non si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia” (AA 8: AAS 58(1966) 845). 

L’amore per i poveri è certamente “inconciliabile con lo smodato amore per le ricchezze o con il loro uso egoistico” (CCC 2445).

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