martedì 14 ottobre 2014


Cieli nuovi e terra nuova

    "Io vi scongiuro, fratelli miei, restate fedeli alla terra e non prestate fede a coloro che ci parlano di speranze ultraterrene! Sono avvelenatori, lo sappiano o no. Sono spregiatori della vita, moribondi e avvelenati loro stessi, di cui la terra è stanca: vadano dove vogliono!" (F. Nietzsche).

    Gli atei dicono ai credenti: "Con la vostra "vita eterna" voi smobilitate gli uomini dalle loro lotte per la vita di questo mondo! Invece di occuparvi di una ipotetica "terra nuova" occupatevi piuttosto della nostra terra reale per renderla più abitabile!".

    Jean-Jacques Rousseau nell’ultimo capitolo del suo "Contratto sociale" fa dell’ironia su questo punto: "Il cristianesimo è una religione tutta spirituale, preoccupata solo delle cose del cielo: la patria del cristiano non è di questo mondo. 

Certo, compie il suo dovere, ma lo compie con una profonda indifferenza sulla buona riuscita o meno della sua opera. Purché non abbia nulla da rimproverarsi, non gli importa molto che tutto vada bene o male quaggiù... La cosa essenziale è d’andare in paradiso; la rassegnazione è un mezzo ulteriore per raggiungere lo scopo".

    Questo spiritualismo all’acqua di rose non ha nulla a che vedere con Gesù Cristo e il suo vangelo. Il cristiano vero è colui che si impegna con tutte le sue forze a rendere più abitabile la terra. Tuttavia dobbiamo dichiarare senza ambiguità che il mondo sarà totalmente compiuto solo quando sarà completamente sotto la signoria di Cristo risorto e l’uomo nascerà definitivamente solo quando entrerà nella risurrezione. 

Nulla di quanto Dio ha creato sarà distrutto perché "Dio ha creato tutto per l’esistenza" (Sap 1,14); non sostituirà i cieli e la terra attuali con altri cieli e un’altra terra; ma questi cieli e questa terra saranno trasformati. Il nostro mondo materiale, creato per l’uomo, partecipa al suo destino. Esso, maledetto a causa del peccato dell’uomo (Gen 3,17), si trova attualmente in una situazione violenta sottomesso alla caducità e alla schiavitù della corruzione. Ma come il corpo dell’uomo è destinato alla gloria, così anche il mondo sarà oggetto di redenzione e parteciperà alla libertà dello stato glorioso (cfr Rm 8,19-23).

    La filosofia greca voleva liberare lo spirito dalla materia considerata come cattiva; la risurrezione libera lo spirito e la materia.

    L’universo materiale e l’uomo non sono realtà separabili. L’uomo è nato dal mondo e fa corpo con esso; è una parte, la migliore, di esso. La vita del cosmo ha il suo culmine nell’uomo. Il Figlio di Dio fatto uomo attira tutto a sé per portare tutto al Padre; guida tutto l’universo al suo compimento. Non sappiamo come sarà il mondo rinnovato e non intendiamo fare della fantateologia. "Secondo la promessa noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2 Pt 3,13). L’azione sociale, culturale, politica, caritativa, l’impegno dell’uomo in tutte le sue forme non faranno maturare, da soli, questo nuovo mondo. La salvezza dell’uomo e del cosmo è la salvezza di Dio che corona gli sforzi dell’uomo.
    L’uomo non raggiunge Dio uscendo da questo mondo, ma inserendovisi e collaborando al disegno del Creatore. È questo il disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo.

    La risurrezione di Gesù "è quasi la prima esplosione d’un vulcano, a indicare come nell’intimo del mondo già arda il fuoco di Dio, che avvolgerà ogni cosa d’una beata incandescenza nel suo fulgore. 

Già sono liberate dal centro e dal cuore del mondo, in cui egli penetra scendendo nella morte, le energie nuove d’una terra trasfigurata, già nell’intimo più riposto di tutto il reale, la caducità, il peccato e la morte sono vinti. Occorre ancora solo il breve intervallo che chiamiamo storia "post Christum natum", perché universalmente, non solo nel corpo di Cristo, venga a manifestarsi ciò che in realtà è ormai accaduto" (Karl Rahner).
    19.4 Amen
    Amen è un termine ebraico che si è acclimatato ormai in tutte le lingue. È il punto finale del Credo, la chiusura solenne. È l’adesione piena, il sì deciso a tutto quanto è stato proclamato. È l’impegno a testimoniare la verità con le parole e con la vita.


    Nel Nuovo Testamento la parola Amen viene riferita a Cristo come nome proprio a titolo di testimone vero delle promesse di Dio: "Così parla l’Amen… (Ap 3,14). "E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "sì". Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria" (2Cor 1,20).

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