venerdì 31 ottobre 2014

CORPO ANIMALE E SPIRITUALE



CORPO ANIMALE E SPIRITUALE

 "Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale" (1Cor 15,44). "Corpo spirituale" non è una contraddizione in termini! 

Significa: corpo totalmente al servizio dello Spirito, liberato dallo spazio, dal tempo, dalla fatica, dal cibo, dall’invecchiamento, ecc., stupendo strumento di comunione e d’amore totale; il cui principio vitale non è più biologico, ma è costituito dallo stesso Spirito Santo. 

Quando avverrà questa risurrezione? Per tutti alla fine del mondo o per ciascuno, subito dopo la morte? Gesù colloca la risurrezione "nell’ultimo giorno" (Gv 6,39- 40.45.54). A chi pensa che la risurrezione è immediata si potrebbe obiettare che il "privilegio" di Maria assunta al cielo in anima e corpo, non può consistere nell’essere stata trattata come tutti! 

Non possiamo saltare a piè pari il Credo: "Aspetto la risurrezione della carne". Aspetteremo gli altri, tutti gli altri, perché la salvezza è collettiva (cfr 1Ts 4,13-18). S. Paolo afferma che colui che è unito a Cristo è già risorto con lui e assiso con lui nei cieli: 

"Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti" (Col 2,12). "Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli in Cristo Gesù" (Ef 2,8). 

Ma questa vita si manifesterà solo alla venuta finale di Cristo: "Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria" (Col 3,3-4). 

La nostra partecipazione alla risurrezione di Cristo passa attraverso tre tappe: iniziata nel battesimo, compie un grande passo al momento della morte, ma sarà pienamente manifestata solo alla fine: "Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna" (Gv 5,28-29). 

In attesa che la realtà della risurrezione finale risolva gli enigmi biblici e teologici, premuriamoci di vivere in modo degno per trovarci collocati "alla sua destra" (Mt 25,33) "per una risurrezione di vita" (Gv 5,29).

Io credo nella risurrezione della carne. 

Tra i tanti articoli del credo, dimenticati da certo cristianesimo adulto e da certa laicità emancipata, c’è senz’altro questo. Lo dimostrano le recentissime polemiche suscitate dall’esposizione del corpo incorrotto di san Pio da Pietrelcina. 

L’evento ha infastidito: si è parlato di feticismo, di esposizione macabra, di ostentata religiosità e forse d’altro ancora. Non crediamo che queste, come altre polemiche, possano minimamente scoraggiare il numerosissimo gruppo di fedeli affascinati dalla figura di questo grande santo dei tempi moderni, né ci sembra il caso di controbattere punto per punto certe evidenti e rozze e basse insinuazioni. 

Quello che ci sembra giusto dire è questo: il disprezzo del corpo così evidente in tanta pornografia, nella diffusa mercificazione della persona umana di ogni sesso ed età, così evidente nella cultura di morte che pervade moltissimi ambiti, anche sanitari, trova nell’oblio del dogma della risurrezione della carne una conferma evidentissima.

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