mercoledì 22 ottobre 2014

DESIDERIO VITA ESORBITANTE



DESIDERIO VITA ESORBITANTE


Nella nostra vita c’è un desiderio di vita esorbitante rispetto ad ogni realizzazione (ho fatto l’esempio del Mosè). 

Questo bisogno di ulteriorità, questo bisogno di una bellezza che nessuna statua, nessuna opera d’arte, nessun artista riesce mai a realizzare – e un artista è un sofferente da questo punto di vista – è una finestra sull’eternità. 

Dunque, in noi ci sono desideri che sopravanzano ogni realizzazione. Questi desideri si chiamano: desiderio di Dio, desiderio di eternità, desiderio di vita piena. 

Nella resurrezione di Gesù, questa vita è già cominciata, ma aspetta di realizzarsi nella vita di tutti gli uomini, di tutte le donne, di tutti i tempi, per questo c’è un tempo di gestazione che è la nostra vita qui, pressata da tante difficoltà, ma proiettata verso un parto che si chiama morte. 

Attraverso questo passaggio, come l’utero materno, un passaggio stretto, strozzante, che è la morte, io entro in una dimensione di beatitudine.

Automaticamente? No, perché il Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te (Sant’Agostino). 

Allora questo tempo che tu stai vivendo qui, pur con  tutte le difficoltà, pur con tutti i limiti, pur con tutti i peccati, è un tempo in cui tu prepari la tua eternità beata. 

Le opere buone, le opere di misericordia, la celebrazione dei Sacramenti, la preghiera, tutto questo aiuta questa gestazione difficile in vista della nascita che prevede un giardino (“Paradiso” significa questo), dove staremo finalmente insieme senza più separarci

– pensate ai nostri defunti che ci aspettano lì, non è un luogo, non è un aldilà, dice un autore, ma un aldipiù – ma che prevede anche una possibilità di rinnegare Dio radicalmente, che non è la debolezza: 

è la scelta piena e consapevole di volergli andare contro e di non voler avere niente a che fare con Lui.

 Questo si chiama inferno. Dostoevskij lo ha espresso, da un punto di vista letterario, dicendo: l’inferno è l’impossibilità di amare. È vero. 

Se vedete tanti piccoli inferni nelle nostre case, nelle coppie, nelle famiglie, nei condomíni, derivano dall’impossibilità di amare o dalla difficoltà ad amare. 

Tra questi due stadi si pone – non parliamo di luoghi, ma di dimensioni – un tempo, una dimensione di purificazione, che avviene probabilmente subito dopo la morte, che è il purgatorio, cioè una condizione dove il bene visto e desiderato è contemporaneamente impedito da una mia imperfezione e questa sofferenza, ripeto, di un istante, mi lava. 

Come sapete – ma avremmo bisogno di un altro tempo per farlo – le indulgenze si pongono come possibilità. 

Noi andremo a Roma e, visitando San Pietro e incontrando il Papa, lucreremo, si dice così in termini tecnici, un’indulgenza che ci aiuta a scorporare, per così dire, aspetti che altrimenti sarebbero comparsi nella “ecografia post mortem”. Servono a questo le indulgenze.

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