martedì 28 ottobre 2014

DIO DEI VIVI


DIO DEI VIVI


Questo avviene perché, come dice il vangelo, "Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi; 

perché tutti vivono per lui".

Comprendiamo allora la fermezza della fede e il coraggio di tanti santi, di tanti martiri, come ad es. Ignazio di Antiochia, il quale va incontro al martirio a Roma e afferma con piena consapevolezza:

"Quando sarò giunto là (nella vita eterna), allora sarò pienamente uomo". 

Oggi non siamo aiutati a "credere alla vita terna"; 

si va dietro all'immediato, al superficiale, si vuole evitare il pensiero salutare della morte, quando addirittura non la si banalizza. 

Si finisce poi tante volte per essere disperati di fronte alla morte delle persone care o alla propria morte; si finisce per essere anche causa di morte senza farsene troppi problemi. 

E pensare a queste cose non è per renderci tristi, ma per camminare sulla strada della gioia vera; uno che non ci pensa, non è più felice, è più sciocco (il vangelo dice stolto).

E chi crede di andare chissà dove impostando la vita solo in senso materiale, non va da nessuna parte; si troverà con le mani vuote. 

La dottrina cristiana ci insegna che il pensiero della morte ci aiuta a costruire bene la vita e che l'attesa e la preparazione alla vita eterna, non solo non indebolisce ma addirittura intensifica l'impegno umano e cristiano nelle realtà terrene: 

basta pensare alle parabole della vigilanza, dei talenti, del giudizio finale. 

"Vieni servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; 

entra nella gioia del tuo Signore, perché ho avuto fame e mi hai dato da mangiare". 

"Entra nella gioia del tuo Signore" è la grazia che chiediamo per i nostri defunti e anche per tutti noi, quando saremo chiamati ad essere sempre con il Signore. 

E allora capiremo che le "sofferenze della vita presente non sono paragonabili alla gloria della vita futura", "perché grande è la ricompensa nei cieli".

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