domenica 26 ottobre 2014

GLI ELETTI



GLI ELETTI

Dice l’autore dell’Apocalisse, nel testo che abbiamo letto e che chi fra voi ha il vizio di pregare la Compieta trova, credo, la domenica sera: 

Gli eletti vedranno la faccia del Signore, porteranno il Suo nome sulla fronte; non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole.

Cosa significa questo simbolo, questa espressione simbolica (non vi sarà più notte)? Significa: non vi sarà più morte. 

Tutti noi moriremo – io prima di voi probabilmente, state tranquilli – ma andiamo verso la morte con, certamente, la tristezza – nessuno ama la morte – di dover chiudere questa vita, ma sapendo che quello che ci aspetta è più bello ed è quello che abbiamo sempre desiderato.

Un’altra immagine che può aiutarci è quella della gestazione. 

Intervista ad un bambino che ancora deve nascere (chiamiamolo Vitaliano, visto che qui stiamo nella chiesa a lui dedicata). Vitaliano è un bambino di 7 mesi in gestazione.
-          Vitaliano, tu vuoi nascere?
E Vitaliano dice:
-          Ma no… Io sto così bene qui: sto al caldo, nuoto… (E se sono in due gemelli) Ci teniamo per mano, facciamo i giochi, le capriole…
-          Guarda, Vitaliano, che fuori  c’è la tua mamma che ti custodisce e di cui senti il calore, ma di cui ora non vedi il volto!

-          No, io voglio restare qui.

-          Vitaliano, guarda che fuori ci sono i fiori! È scoppiata la primavera, finalmente! – una primavera svogliata quella di quest’anno, che non voleva venire – Ci sono colori meravigliosi nella terra della nostra Diocesi!
-          No… Lasciatemi qui, perché io qui sto bene: io qui ho da mangiare, sto al caldo…

Vitaliano, piccolo, che non è ancora nato, non sa quello che lo aspetta fuori, cioè tutte le cose belle che noi vediamo.

Pensate la vita terrena come una vita in gestazione. Nessuno di noi vuole morire, come Vitaliano non vuole nascere. 

Dunque nascita e morte hanno lo stesso attraversamento stretto, sono una porta stretta. 

Per nascere veramente si passa attraverso una porta stretta e dolorosa, ma poi si apre uno spettacolo meraviglioso: Ecco quello che io ho sempre desiderato!

Anche quelli fra noi che non sono artisti, anche quelli fra noi che non hanno qualche senso del bello, quelli che non sono poeti e che non hanno mai scritto un verso in vita loro, il giorno della morte diranno: Finalmente! Ecco quello che cercavo! Eureka! Ho trovato!


La Chiesa annuncia questo. 

Il cero pasquale, che vedete qui alla mia sinistra, che è il segno sacramentale del Cristo Risorto, esprime poveramente, ma in una maniera potente nelle nostre chiese questa verità, e cioè c’è una luce che attraversa anche la notte della morte. 

Domanda: e dopo che sarà? Ovviamente, la teologia,  che è la strutturazione ordinata, concettuale, della fede, ricorre, come ho fatto d’altra parte io finora, a dei simboli, a delle immagini, ma quello che è certo è che staremo bene, così come non siamo mai stati: pienezza di vita. 

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