giovedì 9 ottobre 2014

LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA



La dottrina sociale della Chiesa

Il principio della destinazione universale dei beni richiede che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, a coloro che si trovano in situazioni di marginalità e, in ogni caso, alle persone a cui le condizioni di vita impediscono una crescita adeguata. A tale proposito va ribadita, in tutta la sua forza, l’opzione preferenziale per i poveri :

 “E’, questa, una opzione, o una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la tradizione della Chiesa. 

Essa si riferisce alla vita di ciascun cristiano, in quanto imitatore della vita di Cristo, ma si applica egualmente alle nostre responsabilità sociali e, perciò, al nostro vivere, alle decisione da prendere coerentemente circa le proprietà e l’uso dei beni.

Oggi poi, attesa la dimensione mondiale che la questione sociale ha assunto, questo amore preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senzatetto, senza assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore” (SRS 42: AAS 80(1988) 572-573; cfr. EV 32; NMI, 49-50).

La miseria umana è il segno evidente della condizione di debolezza dell’uomo e del suo bisogno di salvezza (CCC 2448). 

Di essa ha avuto compassione Cristo, che si è identificato con i suoi “fratelli più piccoli (Mt 25,40.45): 

Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri. Allorché “ai poveri è predicata la buona novella (Mt 11,5), è segno che Cristo è presente” (CCC 2443).


Gesù dice: “I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete” (Mt 26,11), non per contrapporre al servizio dei poveri l’attenzione a Lui rivolta. 

Il realismo cristiano, mentre da una parte apprezza i lodevoli sforzi che si fanno per sconfiggere la povertà, dall’altra mette in guardia da posizioni ideologiche e da messianismi che alimentano l’illusione che si possa sopprimere da questo mondo in maniera totale il problema della povertà. 

Ciò avverrà soltanto al suo ritorno, quando Lui sarà di nuovo con noi per sempre. 

Nel frattempo, i poveri restano a noi affidati e su questa responsabilità saremo giudicati alla fine (cfr. Mt 25,31-46): 

“Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli” (CCC 1033).

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