giovedì 16 ottobre 2014

LE PENE ETERNE


Le pene eterne

    Il nostro Credo non ha un articolo per affermare: "Credo l’inferno, la morte eterna", ma "credo la vita eterna". In altri termini: credo alIa salvezza che ci strappa dal peccato e dall’inferno, credo alla salvezza che ci fa figli di Dio ed eredi della vita eterna. Il cielo, e non l’inferno, è voluto da Dio. Perché il cielo è Dio stesso; mentre l’inferno è l’assenza di Dio.
    
L’inferno non può costituire da solo l’argomento di una predica, diversamente rischierà d’apparire come una creazione dell’uomo, che sarebbe mostruoso imputare a un Dio di bontà, a un Dio-Amore.

    Le immagini bibliche dell’inferno sono tratte dalla storia o dalla vita quotidiana del popolo d’Israele

    Immagini di fuoco. La pioggia di zolfo e di fuoco su Sodoma e Gomorra: terra maledetta, "terra bruciata" dalla quale sale un fumo "come il fumo di una fornace" (Gen 19,23-29); oppure "lo stagno di fuoco ardente di zolfo" (Ap 19,20; 20,10 e 15; 21,8; ecc.).

    - La Geenna, un sinistro vallone a sud di Gerusalemme, la discarica dei rifiuti della città, dove il fumo maleodorante di un "fuoco continuo" s’innalza nell’aria giorno e notte.
    - Il fuoco che distrugge la paglia, la pula, i rami tagliati, gli alberi sterili, ammassati sul limitare del campo (Mt 3,10-12; 7,19; 13,40; Lc 3,9; Gv 15,6).

    Immagini di tenebre. Questa contradditorietà tra fuoco-luce e tenebre ci mette in guardia dal prendere i simboli per realtà materiali. Sono immagini per descrivere una situazione di distruzione, di desolazione, di tormento, di solitudine, di morte.

    Il vangelo ci parla di "tenebre esteriori" (Mt 8,12), che stanno fuori dal regno, ossia fuori dal "paese" in cui l’amore è sovrano, fuori dall’alleanza e dalla festa, fuori dalle nozze, fuori dalla famiglia e dalla sua intimità, fuori dall’unico banchetto della vita (Mt 22,1-14).

    Questa immagine raccapricciante di "tenebre esteriori dove sarà pianto e stridore di denti" costituisce l’opposizione più eloquente alla ricca simbologia del cielo. Nella casa del Padre abbiamo luci, musica, danze, amore, festa, incontro, vita esuberante e felice. 

All’esterno la fredda notte, il vagare solitario e senza meta, pianti di disperazione e di rabbia, pianti inutili e rabbia impotente di chi ha rifiutato la luce e l’amore. Cristo è la vite, il pane della vita, la via, la porta, la luce e il solo volto che ci svela il Padre, l’alfa e l’omega, il tutto: staccarsi da lui è la perdita assoluta di se stessi per diventare un grido inutile e un insulto inascoltato. Sembrano intollerabili e assurde quelle parole pronunciate da Gesù, ma sono divinamente vere: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli" (Mt 25,41).

    L’esistenza dell’inferno è indispensabile. Senza di esso il cielo non sarebbe altro che un campo di concentramento dove si è obbligati ad andare. Il cielo è il "luogo" dove si ama e, siccome non esiste amore senza libertà, in cielo ci si va soltanto liberamente. L’esistenza dell’inferno è l’espressione del rispetto di Dio per la nostra libertà. Dio non costringerà mai nessuno ad amarlo. L’inferno è il rifugio del rifiuto.

    Sul dogma dell’inferno la Chiesa ha definito la sua fede:
    1 - L’inferno esiste, come situazione "preparata per il diavolo e i suoi angeli" e nella quale l’uomo può cadere.
    2 - L’ipotetico dannato vi cade subito dopo la morte.

    3 - L’inferno è eterno.

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