martedì 7 ottobre 2014

LOTTA ALLA POVERTA'



Lotta alla povertà

All’inizio del nuovo millennio, la povertà di miliardi di uomini e donne è “la questione che più di ogni altra interpella la nostra coscienza umana e cristiana”  (Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2000,14). 

La povertà pone un drammatico problema di giustizia: la povertà, nelle sue diverse forme e conseguenze, si caratterizza per una crescita ineguale e non riconosce a ogni popolo “l’eguale diritto “ad assidersi alla mensa del banchetto comune” (SRS 33: AAS 80(1988) 558). 

Tale povertà rende impossibile la realizzazione di quell’umanesimo plenario che la Chiesa auspica e persegue, affinché le persone e i popoli possano “essere di più” (PP 6: AAS 59(1967) 260; cfr SRS 28) e vivere in “condizioni più umane” (PP, 20-21: AAS 59(1967) 267-268).


La lotta alla povertà trova una forte motivazione nell’opzione, o amore preferenziale, della Chiesa per i poveri. 

In tutto il suo insegnamento sociale la Chiesa non si stanca di ribadire anche altri suoi fondamentali principi: primo fra tutti, quello della destinazione universale dei beni (PP, 22: AAS 59(1967) 268).

Con la costante riaffermazione del principio della solidarietà, la dottrina sociale sprona a passare all’azione per promuovere “il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti” (SRS 38: AAS 80 (1988) 566). 

Il principio della solidarietà, anche nella lotta alla povertà, deve essere sempre opportunamente affiancato da quello della sussidiarietà, grazie al quale è possibile stimolare lo spirito d’iniziativa, base fondamentale di ogni sviluppo socio-economico, negli stessi Paesi poveri (SRS 44: AAS 80(1988) 575-577):

 ai poveri si deve guardare “non come ad un problema, ma come a coloro che possono diventare soggetti e protagonisti di un futuro nuovo e più umano per tutto il mondo” (Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2000,14).

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