sabato 25 ottobre 2014

PARADISO:VITA ETERNA



PARADISO - VITA ETERNA


Ovviamente questa pienezza di vita che noi chiamiamo “Paradiso”, “vita eterna”, “comunione dei santi”, ha qualche collegamento con il presente, qui in gestazione, qui sulla terra? Sì, sì! 

Perché Dio ti vuole far nascere alla vita eterna, ma vuole che tu in qualche maniera partecipi, pur nel tuo piccolo, a edificare questo corpo risorto. 

E qui entrano tutte le difficoltà della nostra vita, i sacrifici che facciamo, il lavoro, la vita morale, il superare questo o quel vizio, la preghiera, cioè tutto in qualche maniera concorre, perché quello che ci aspetta e che Dio vuole darci, noi in qualche maniera possiamo sceglierlo e volerlo, sia pure nel nostro piccolo. 

Il piccolo Vitaliano, nel grembo di sua mamma, non fa nulla, fa tutto la natura; non così per noi, per noi c’è bisogno anche di uno sforzo, di un cammino, di maturare e questa è la vita cristiana, perché se l’uscita fosse a senso unico, allora Dio ci imporrebbe una felicità e la felicità – ricordatevi – non si può imporre: la felicità bisogna sceglierla. 

I sacerdoti qui presenti lo sanno meglio, lo sanno anche gli psicologi, come le persone non scelgano la felicità, come le persone fanno sacrifici immani per rendersi infelici, per complicarsi la vita.

Se Dio avesse posto come unica uscita, attraverso la morte, la felicità, senza che noi potessimo esprimere un “sì, lo voglio”, un “sì, mi piace”, “mi fai questo dono, ma in qualche maniera me lo sono guadagnato”, allora non sarebbe stata felicità, perché una felicità – ricordatevelo e sappiatelo per i vostri figli ai quali vorrete imporre la vostra, quella che ritenete essere tale – non si può imporre, bisogna sceglierla. 

C’è una facoltà nella nostra vita, che si chiama “libero arbitrio”, dove noi possiamo operare il bene o il male. Il libero arbitrio è la possibilità da parte nostra di dire sì o no a Dio, per cui un’uscita dice felicità, e noi diciamo “Paradiso”. 

Adesso starete pensando: Ma esiste anche l’Inferno? E la risposta è sì, perché se l’inferno non esiste, allora qui ci stiamo impegnando inutilmente facendo percorsi sempre sul taglio del coltello. 

Non solo, ma l’inferno – e vorrei che questo vi fosse chiaro stasera – è il rispetto che Dio ha nei confronti di un uomo, fosse anche uno solo, che dice: no, io di te non ne voglio sapere! Voglio essere infelice! 

Un autore che si chiama Boros, e che ha studiato queste cose, dice che forse in vita noi non siamo tanto in grado di scegliere, per cui ipotizza (ci sono le ipotesi certe e poi le ipotesi teologiche, questa è un’ipotesi teologica) un tempo tra la morte e la vita eterna di piena libertà (immaginate noi sul letto di morte, intubati, con tutto l’armamentario: potremmo mai esprimere un atto di fede e un’adesione piena a Dio? 

No, non ne avremmo il tempo probabilmente, anche se siamo chiamati a farlo adesso che stiamo bene o presumiamo di stare bene). 

Lui ipotizza che fuori del tempo, ma non ancora nell’eternità, la persona, libera da ogni passionalità, si trovi davanti Dio e la via dell’infelicità e lì emetta la sua scelta: Sì, voglio essere di Dio! Voi starete pensando: allora tutto quello che facciamo qui non serve? Sì! 

Serve a preparare quel momento, serve come una palestra, tutte le nostre piccole o grandi scelte morali sono una palestra per essere allenati a quel momento, a dire:

sì, io voglio scegliere Dio, che è la mia felicità, e voglio vivere sempre con Lui e con tutti gli altri defunti che prima di me hanno varcato la soglia dell’eternità e quelli che dopo di me arriveranno e che io aspetterò con ansia. 

Allora dobbiamo credere all’inferno senza sapere se ci sia anche una persona. 

Nessun commento:

Posta un commento