domenica 12 ottobre 2014

UNA VIGILANZA OPEROSA



Una vigilanza operosa

Il centro dell’insegnamento di Gesù nel discorso escatologico, non è su quando tornerà il Figlio dell’uomo, ma su come vivere l’attesa, che deve essere caratterizzata da una vigilanza costante, non sapendo quando il Signore verrà, ma anche operosa, come esemplificano le parabole raccontate: 

quella del maggiordomo invita alla fedeltà nel servizio e nella missione ricevuta; 

quella del delle dieci ragazze in attesa dello sposo sottolinea che la vigilanza deve essere previdente, capace di orientare la propria vita, perché la lampada della fede sia sempre alimentato dall’olio della speranza e della carità; 

quella dei dieci talenti è un comando a trafficare i doni ricevuti in un’ottica di servizio e di condivisione, senza lasciarsi prendere dalla paura egoistica che spinge a tenere per sé il talento che ci è stato dato.

Con il brano dell’incontro finale con il Figlio dell’uomo Gesù anticipa le domande dell’esame: al termine della nostra vita saremo giudicati sull’amore.

Ma “questa pagina -dice Giovanni Paolo II- non è un semplice invito alla carità: è una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. 

Su questa pagina, non meno che sul versante dell’ortodossia, la Chiesa misura la sua fedeltà di Sposa di Cristo” (NMI 49). Perché nella persona dei poveri c’è una presenza particolare di Cristo, che testimonia lo stile dell’amore di Dio, indicando alla Chiesa la scelta preferenziale per gli ultimi.

Vicino alle vecchie povertà che coinvolgono milioni di persone costrette a vivere in condizioni indegne di persone umane, causate da forti contraddizioni di crescita economica, si apre lo scenario non meno preoccupante di nuove povertà che coinvolgono persone “esposte alla disperazione del non senso, all’insidia della droga, all’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, all’emarginazione o alla discriminazione sociale”.

Accogliere l’appello del povero è ascoltare l’invito stesso di Cristo, pronto a dare risposte sempre nuove a bisogni diversi. 

E’ necessaria “una nuova fantasia della carità”, che esprima vicinanza, solidarietà e condivisione, perché in ogni comunità cristiana i poveri si sentano come a casa loro.


“Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l’annuncio del vangelo, che pure è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. 

La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole” (NMI 50).

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