lunedì 24 novembre 2014

IL POTERE DELLE CHIAVI



Il potere delle chiavi

Cristo dopo la sua risurrezione ha inviato i suoi Apostoli a predicare « nel suo nome [...] a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). 

Tale « ministero della riconciliazione » (2 Cor 5,18) non viene compiuto dagli Apostoli e dai loro successori solamente annunziando agli uomini il perdono di Dio meritato per noi da Cristo e chiamandoli alla conversione e alla fede, ma anche comunicando loro la remissione dei peccati per mezzo del Battesimo e riconciliandoli con Dio e con la Chiesa grazie al potere delle chiavi ricevuto da Cristo:

La Chiesa « ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli, affinché in essa si compia la remissione dei peccati per mezzo del sangue di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo. In questa Chiesa l'anima, che era morta a causa dei peccati, rinasce per vivere con Cristo, la cui grazia ci ha salvati ». 

Non c'è nessuna colpa, per grave che sia, che non possa essere perdonata dalla santa Chiesa. « Non si può ammettere che ci sia un uomo, per quanto infame e scellerato, che non possa avere con il pentimento la certezza del perdono ».

Cristo, che è morto per tutti gli uomini, vuole che, nella sua Chiesa, le porte del perdono siano sempre aperte a chiunque si allontani dal peccato.

La catechesi si sforzerà di risvegliare e coltivare nei fedeli la fede nella incomparabile grandezza del dono che Cristo risorto ha fatto alla sua Chiesa: la missione e il potere di perdonare veramente i peccati, mediante il ministero degli Apostoli e dei loro successori.

« Il Signore vuole che i suoi discepoli abbiano i più ampi poteri; vuole che i suoi servi facciano in suo nome ciò che faceva egli stesso, quando era sulla terra ».

I sacerdoti « hanno ricevuto un potere che Dio non ha concesso né agli angeli né agli arcangeli. [...] Quello che i sacerdoti compiono quaggiù, Dio lo conferma lassù ».

Se nella Chiesa non ci fosse la remissione dei peccati, « non ci sarebbe nessuna speranza: nessuna speranza di una vita eterna e di una liberazione eterna. Rendiamo grazie a Dio che ha fatto alla sua Chiesa un tale dono ».

Proprio su questo aspetto della fede cristiana riguardante “la remissione dei peccati” c’è, oggi, una grande difficoltà. L’uomo moderno, a cui è rivolto il vangelo della remissione dei peccati, ha grandi difficoltà ad ascoltare questo vangelo. Partire da qui ce lo impone la svolta antropologica che caratterizza da anni la nostra catechesi e tutto il discorso cristiano.


L’uomo moderno fa difficoltà ad accogliere il discorso cristiano sulla remissione dei peccati perché l’idea di peccato gli pare sostituire il diritto di un altro, il diritto di Dio sulla sua coscienza; e  l’idea di perdono gli sembra lo mantenga in una posizione di dipendenza, di non autonomia. 

L’uomo moderno non riconosce debiti: questa è la radice culturale che gli rende difficile riconoscere sia la grazia, sia il peccato. 

Questa sensibilità è il frutto di tutta la storia moderna, caratterizzata dalla ricerca dell’autonomia: dalla rivoluzione scientifica partita nel ‘600 che definisce l’uomo per la sua appartenenza all’universo, al cosmo e alle sue regole (Galileo) e al mondo dei viventi (Darwin); 

alla rivendicazione della sua età adulta e al ragionare da sé (Kant e illuminismo nel ‘700); alla liberazione dalla tutela religiosa fatta oggetto di sospetto (Marx, Nieztsche, Freud nell’’800); 

alla terribile esperienza del ‘900 in cui lo spettacolo di violenze e carneficine inimmaginabili fa crollare l’idea di un ordine stabilito da Dio e suscita l’obiezione del male (Camus). Questo è il clima culturale nel quale i cristiani oggi devono parlare del peccato e della remissione dei peccati. 

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