sabato 29 novembre 2014

LA BEATITUDINE CELESTE SCENDE A NOI



La beatitudine celeste scende fino a noi

Per spiegare il rapporto tra i membri della Chiesa Militante e quelli della Trionfante, padre Monsabré ricorre a un'espressiva allegoria:

"In relazione alla Chiesa Trionfante, la Chiesa Militante è in condizioni analoghe a quelle di un esercito che combatte lontano dal suo Paese, nel quale tutto è ordine, riposo e prosperità. 

Come potrebbe non mantenere questo esercito gli occhi rivolti alla Patria, da dove attende i mezzi e rinforzi necessari per portare a buon fine la sua ardua campagna? 

E, d'altra parte, potrebbe la Patria, per usufruire di una felicità egoista, disinteressarsi delle fatiche e sofferenze di questi valenti figli che si battono per l'onore nazionale? 

Sarebbe possibile che non ci fosse tra l'esercito e la nazione, un'intima solidarietà, espressa da un fiducioso e generoso scambio di preghiere e di premure, di voti e di benefici, fino al giorno in cui i soldati vittoriosi sfilano in trionfo tra la moltitudine dei loro concittadini i cui cuori stavano con loro nella terra straniera?"

Così, la Chiesa pellegrina sulla Terra implora e spera dalla Patria Celeste una sua efficace assistenza, affnché un giorno possa anche lei trionfare. 

Grave errore sarebbe pensare che, nell'eterna gloria, i Beati si siano dimenticati dei loro fratelli sulla Terra. Del tutto al contrario, "essi conoscono più di noi le nostre necessità e, ancor prima che arrivi loro la nostra preghiera, sono stati preparati da Dio ad ascoltarla ed esaudirla".

Questa certezza di un ausilio continuo deve incoraggiarci e, più ancora, farci esultare di gioia. Poiché sappiamo che, in mezzo alle difficoltà quotidiane, abbiamo intercessori che vegliano in ogni istante su di noi. 

"La nostra debolezza è così grandemente aiutata dalla loro sollecitudine di fratelli" - insegna il Concilio Vaticano II.

Tuttavia, se la Chiesa pellegrina trae beneficio dall'intercessione dei beati, anch'essa ha una responsabilità e un obbligo: 

dobbiamo pregare per coloro che si sono addormentati nella pace del Signore, ma ancora non godono della visione beatifica, le anime dei fedeli defunti che si trovano nel Purgatorio.


"Relitti salvati dal furore di un mare fecondo in naufragi, reclute dell'esercito celeste, che portano nel loro volto profondamente triste e tranquillo il marchio della Chiesa da cui sono usciti e di quella nella quale entreranno, i membri della Chiesa Sofferente sono oggetto delle tenerezze della Terra e del Cielo. 

Come l'infelice Giobbe, essi ci chiamano: ‘Pietà, pietà di me, almeno voi miei amici!' (Gb 19, 21). 

Noi preghiamo per loro. Unendo la loro potente voce alla nostra, gli Eletti ci offrono - del tesoro della misericordia divina che essi hanno arricchito con i loro meriti - la consolazione, la rappacificazione, la liberazione".

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