lunedì 17 novembre 2014

LA PROVA DEL TEMPO


La prova del tempo

Ma allora interviene la prova del tempo. Una cosa è l’aver ricevuto il dono; altra cosa è conservarlo fino alla fine. Cosa succede quando il cristiano ricade nel peccato e perde la grazia del perdono? 

Per i primi cristiani la risposta sembra ovvia: come la remissione dei peccati è avvenuta “una sola volta” sulla croce, così essa è ricevuta “una volta per tutte” nel battesimo, come dice espressamente la lettera agli Ebrei: 

“Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. 

Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia” (Eb 6,4-6).

Per coloro che attendono la venuta imminente del Cristo, il tempo è come sospeso, già dissolto; e il peccato no0n ha più posto. Purtroppo però molti cristiani, da subito stanchi di aspettare il ritorno del Signore, smettevano di “frequentare i santi”, tornavano agli affari del mondo pagano, cedevano alle sue seduzioni, ai peccati di una volta, addirittura sacrificavano agli idoli per paura di persecuzioni, abbandonavano la via cristiana. 

Quando tornavano alla Chiesa e imploravano la remissione dei loro peccati, si sentivano rispondere che l’avevano ricevuta una volta per tutte. 

Era l’angoscia dei cristiani che vivevano in ambienti pagani. Meditando le parabole di Gesù, considerando la missione che egli aveva affidato agli apostoli, la Chiesa prese coscienza di aver ricevuto il potere di rimettere i peccati in maniera illimitata; e introdusse una pratica che invitava coloro che l’avevano lasciata, a tornare, a far penitenza e ad accogliere una “seconda remissione dei peccati”…

Perdona a noi come noi perdoniamo…

Si può fare un ultimo accenno per ribadire la dimensione etica e antropologica della “remissione dei peccati”, collegando il “Credo” al “Padre nostro”, alla preghiera che viene consegnata nell’iniziazione cristiana (la quale si potrebbe dire consista nella consegna del Credo e del Padre nostro).


Nel Padre nostro si dice. “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”; è possibile confrontare il posto che questa domanda ha nella preghiera del Padre nostro con il posto che la “remissione dei peccati” occupa nel Credo. 

Ai primi due articoli del Credo (Credo in Dio; Credo in Gesù Cristo) corrispondono , nel Padre nostro, le invocazioni al Padre e al Cristo che fa la volontà del Padre (Sia santificato il tuo nome; Venga il tuo regno; Sia fatta la tua volontà). 

Al terzo articolo del Credo che attesta i doni ricevuti e attesi dallo Spirito Santo corrispondono, nel Padre nostro, le domande per noi (Il pane di ogni giorno; La remissione dei nostri debiti; L’allontanamento della tentazione). 

Nel padre nostro la remissione dei peccati che nel Credo è oggetto soprattutto della speranza escatologica, viene collegata al perdono che ogni giorno accordiamo al prossimo: perdono che viene eretto a regola suprema del comportamento etico e della salvezza teologale. 

La nostra relazione con Dio è implicata in tutti  i nostri rapporti con il prossimo. Dio incarna il suo perdono nel perdono che noi accordiamo ai nostri fratelli. La preghiera del Padre nostro articola strettamente questi due perdoni: il teologale non è mai separato dall’etico. 

Questo legame caratterizza radicalmente il cristianesimo come antropologia o “umanesimo”: cioè orientato verso l’uomo, verso tutto ciò che è umano, che è arte di comportarsi da uomini tra gli uomini; e lo erige a religione universale, nel rifiuto di esclusivismi o settarismi che volessero esaltare la causa di Dio a scapito della causa dell’uomo. 

L’identificazione operata da Gesù tra la remissione dei peccati e il perdono delle offese tra i fratelli è la grande rivoluzione cristiana, che apre la via della salvezza al di là delle frontiere religiose e che apre all’evangelizzazione prospettive interessanti di fronte all’umanesimo della modernità… 

E’ nella dedizione alla causa dell’uomo, nella difesa del “sacro” dell’uomo, nella misericordia e nella riconciliazione tra gli uomini che si fa l’esperienza della grazia. 

Questa svolta antropologica, “umanistica” del cristianesimo, che ci spinge a risalire alla fonte evangelica del nostro essere Chiesa e a ridire la sapienza divina offerta all’uomo d‘oggi, e ci invita a riformulare la proposta cristiana che si è declinata intermini troppo religiosi legati a un suo ruolo di religione sociale,potrebbe aprire una nuova stagione dell’evangelizzazione in questa nostra epoca che per molti versi è “post-religiosa”…

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