domenica 9 novembre 2014

LA PURIFICAZIONE PER L'INCONTRO CON DIO


La purificazione necessaria per l’incontro con Dio


«Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo» (Catechismo, 1030). 

Si può pensare che molti uomini, pur non avendo vissuto una vita santa sulla terra, non si siano neppure chiusi definitivamente nel peccato. 

La possibilità, dopo la morte, di essere mondati dalle impurità e dalle imperfezioni di una vita più o meno vissuta male si presenta allora come ulteriore manifestazione della bontà di Dio, come la necessaria preparazione per entrare in intima comunione con la santità di Dio. 

«Il purgatorio è una misericordia di Dio, per purificare i difetti di quanti vogliono identificarsi con Lui». 

Anche l’Antico Testamento parla della purificazione ultraterrena (cfr. 2 Mac 12, 40-45). 

Nella prima lettera ai Corinzi (1 Cor 3, 10-15) san Paolo presenta la purificazione cristiana, in questa vita e in quella futura, attraverso l’immagine del fuoco; un fuoco che in qualche modo emana da Gesù Cristo, Salvatore, Giudice e Fondamento della vita cristiana. 

Anche se la dottrina del purgatorio non è stata definita formalmente fino all’Età Media, l’antichissima e unanime pratica di offrire suffragi per i defunti, specialmente mediante il Sacrificio eucaristico, è un chiaro indizio della fede della Chiesa nella purificazione ultraterrena. 

Infatti non avrebbe senso pregare per i defunti se si trovassero o salvati nel cielo o condannati nell’inferno. 

La maggioranza dei protestanti nega l’esistenza del purgatorio, perché la ritengono frutto di una fiducia eccessiva nelle opere umane e nella capacità della Chiesa di intercedere per quelli che hanno lasciato questo mondo.

Più che un luogo, il purgatorio deve essere considerato uno stato di temporanea e dolorosa lontananza da Dio, nel quale si perdonano i peccati veniali, si purifica l’inclinazione al male che il peccato lascia nell’anima e si soddisfa  la “pena temporale” dovuta al peccato. 

Il peccato non solo offende Dio e danneggia lo stesso peccatore, ma, mediante la comunione dei santi, danneggia la Chiesa, il mondo, l’umanità. 

La preghiera della Chiesa per i defunti ristabilisce in qualche modo l’ordine e la giustizia: soprattutto per mezzo della Santa Messa, delle elemosine, delle indulgenze e delle opere di penitenza (cfr. Catechismo, 1032). 

I teologi insegnano che nel purgatorio si soffre molto, a seconda della situazione di ciascuno. Tuttavia si tratta di un dolore che ha un significato, di «un dolore beato». 

Per questo i cristiani sono invitati a cercare la purificazione dei peccati nella vita presente mediante la contrizione, la mortificazione, la riparazione e la vita santa.

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