martedì 18 novembre 2014

LA REMISSIONE DEI PECCATI NELLA FEDE



La remissione dei peccati nel tempo dei cristiani

Se quella che abbiamo esposto è la comprensione della “remissione dei peccati” che ci viene offerta dalla rivelazione, come viene espressa nella fede dei cristiani? Che posto ha nel “Credo” dei cristiani?

Il “Simbolo degli apostoli” le cui prime formulazioni appaiono fin dalla fine del II secolo, ma che assume la sua forma definitiva molto più tardi, si è costituito su due basi:

- a partire dalla professione di fede battesimale, attraverso l’invocazione successiva dei tre nomi divini, al modo di domande (Credi In Dio Padre? Credi in Gesù Cristo? Credi nello Spirito Santo?), ciascuna corrispondente all’immersione del catecumeno nell’acqua della piscina;

- e a partire dalla “regola di verità” che all’inizio prevedeva solo due termini, con i quali la credenza comune a “Dio Padre onnipotente” veniva specificata come cristiana con l’aggiunta della fede “in Gesù Cristo, suo Figlio, nostro Signore”. 

In seguito il riferimento a Cristo sarà amplificato per affermare la sua vera umanità, identificata con il suo percorso storico dalla nascita alla morte. Verrà poi aggiunto un terzo articolo, di provenienza battesimale.

Del “Simbolo apostolico” si possono dunque fare due letture: come riassunto dottrinale, come professione di fede.

Letto come riassunto dottrinale, il terzo articolo del Credo si lega all’annuncio del “giorno del Signore” (che fino alla fine del II secolo i cristiani aspettavano come vicino) e alla manifestazione gloriosa del Cristo che “verrà a giudicare i vivi e i morti. 

Questo articolo annuncia le realtà future che il cristiano attende: il dono pieno dello “Spirito Santo” da cui la creazione attende la sua redenzione; 

la discesa della Gerusalemme celeste di tutti gli eletti con i loro corpi risorti per una vita eterna; 

in questa prospettiva la “remissione dei peccati” si identifica con la definitiva redenzione dei nostri corpi, liberati per sempre dalla loro concupiscenza e dalla morte… e la fede nella remissione dei peccati è il grido del cristiano che aspira alla “rivelazione dei figli di Dio”, a entrare “nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,19-21). 

L’articolo nel suo insieme è una proclamazione della speranza cristiana rivolta agli ultimi tempi, alla salvezza futura di cui lo Spirito ci dà il desiderio e la speranza (Rm 8,24-27).


Letto nel quadro della professione di fede battesimale, questo stesso articolo, senza perdere il suo carattere escatologico, mette l’accento sui beni attualmente ricevuti da Dio, per la mediazione di Cristo, nell’atto stesso del battesimo; sui beni che sono il pegno di quelli che speriamo. 

Il primo di questi beni è lo “Spirito Santo”: il dono primordiale, fonte di tutti gli altri beni spirituali; la Chiesa, nella quale i cristiani vengono rigenerati e adottati come figli; la comunione dei santi che lo Spirito riunisce per farne la dimora di Dio e che egli unifica in un solo corpo, il corpo di Cristo; 

la resurrezione dei corpi in virtù dello Spirito che abita in loro; la vita eterna di cui lo Spirito è la sorgente di acqua viva… 

La remissione dei peccati all’interno di questo elenco, significa l’effetto immediatamente prodotto dal battesimo, nei suoi due aspetti, negativo e positivo, e nei suoi due tempi, l’immersione nell’acqua e l’uscita dall’acqua: 

la purificazione dei peccati e la santificazione dell’anima riconciliata con Dio grazie al dono dello Spirito Santo. Il cristiano esce dal bagno battesimale pronto a sedersi al banchetto delle nozze dell’Agnello.

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