giovedì 13 novembre 2014

LA RISURREZIONE DELLA CARNE


La risurrezione della carne



La Chiesa ha avuto molte occasioni per proclamare la sua fede nella risurrezione di tutti i morti alla fine dei tempi. 

Si tratta in qualche modo della “estensione” della Risurrezione di Cristo, «il primogenito tra molti fratelli» (Rm 8, 29) a tutti gli uomini, vivi e morti, giusti e peccatori, che avrà luogo quando Egli verrà alla fine dei tempi. 

Con la morte l’anima si separa dal corpo; con la risurrezione corpo e anima si ricongiungono, e per sempre (cfr. Catechismo, 997). 

Il dogma della risurrezione dei morti, mentre parla della pienezza della immortalità alla quale è destinato l’uomo, ci ricorda la sua grande dignità, anche del suo corpo. 

Ci parla della bontà del mondo, del corpo, del valore della storia vissuta giorno dopo giorno, della vocazione eterna della materia. Per questo, contro gli gnostici del II secolo, si è parlato della risurrezione della carne, vale a dire della vita dell’uomo nel suo aspetto più materiale, temporale, mutevole e apparentemente caduco. 

San Tommaso d’Aquino pensa che la dottrina sulla risurrezione è naturale in ciò che riguarda la causa finale (perché l’anima è fatta per stare unita al corpo, e viceversa), però è soprannaturale in ciò che riguarda la causa efficiente (che è Dio). 

Il corpo risuscitato sarà reale e materiale; però non terreno, né mortale. San Paolo si oppone all’idea di una risurrezione come trasformazione che avviene all’interno della storia umana, e parla del corpo risuscitato come “glorioso” (cfr. Fil 3, 21) e “spirituale” (cfr. 1 Cor 15, 44). 

La risurrezione dell’uomo, come quella di Cristo, avverrà, per tutti, dopo essere morti. La Chiesa non promette agli uomini, in nome della fede cristiana, una vita di successo su questa terra; non ci sarà un mondo utopico, perché la nostra vita terrena sarà sempre segnata dalla Croce. 

Allo stesso tempo, avendo ricevuto il Battesimo e l’Eucaristia, il processo della risurrezione è già cominciato in qualche modo (cfr. Catechismo, 1000). Secondo San Tommaso, nella risurrezione l’anima informerà il corpo così profondamente che in esso saranno riflesse le sue qualità morali e spirituali. In questo senso la risurrezione finale, che avrà luogo con la venuta di Gesù Cristo nella gloria, renderà possibile il giudizio definitivo dei vivi e dei morti. 

Riguardo alla dottrina della risurrezione, si possono aggiungere quattro riflessioni:- la dottrina della risurrezione finale esclude le teorie della reincarnazione, secondo le quali l’anima umana, dopo la morte, emigra verso un altro corpo, ripetute volte se occorre, fino a rimanere definitivamente purificata. 

A tal riguardo il Concilio Vaticano II ha parlato de «l’unico corso della nostra vita», perché «è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta» (Eb 9, 27);- una manifestazione chiara della fede della Chiesa nella risurrezione dei corpi è la venerazione delle reliquie dei Santi;

- anche se la cremazione delle salme non è illecita, a meno che non sia fatta per motivi contrari alla fede (CIC, 1176), la Chiesa consiglia vivamente di conservare la pietosa consuetudine di seppellire i morti. 

Infatti, «i corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un’opera di misericordia corporale; rende onore ai figli di Dio, tempi dello Spirito Santo» (Catechismo, 2300);- la risurrezione dei morti concorda con quello che la Sacra Scrittura chiama la venuta dei «nuovi cieli e una terra nuova» (Catechismo, 1042; 2 Pt 3, 13; Ap 21, 1). 

Non solo l’uomo raggiungerà la gloria, ma l’intero universo, in cui l’uomo vive e agisce, sarà trasformato. «La Chiesa, alla quale tutti siamo chiamati in Cristo Gesù e nella quale per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità – leggiamo nella Lumen Gentium (n. 48) –, non avrà il suo compimento se non nella gloria del cielo, “quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose” (At 3, 21), e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo». 

Certamente ci sarà una certa continuità tra questo mondo e il mondo nuovo, ma anche una grande discontinuità. L’attesa della definitiva instaurazione del Regno di Cristo non deve indebolire, bensì ravvivare per la virtù teologale della speranza, l’impegno per promuovere il progresso di   questo mondo.

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