venerdì 21 novembre 2014

LA RIVELAZIONE DI GESU'


La rivelazione di Gesù

La pedagogia divina nei confronti dell’uomo peccatore e il vero significato del peccato si rivelano pienamente in “Gesù”. 

Gesù tra i peccatori.

Alla sua discesa dalla Montagna, con in mano le due tavole della Legge, Mosé aveva trovato il popolo che danzava attorno al vitello d’oro; pieno di una santo furore aveva spezzato le tavole e chiamato “chi stava dalla parte del Signore” a vendicare il suo onore; 

i figli di Levi avevano massacrato tremila uomini e ne erano stati ricompensati con l’investitura sacerdotale (Es 32,15-29). 

Alla sua prima apparizione pubblica Gesù scende nelle acque del Giordano e si mescola con i peccatori che vengono a chiedere il battesimo di Giovanni e a confessare i loro peccati; e la compiacenza di Dio si esprime così: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”; e lo Spirito discende su di lui (Mc 1,9-12). 

Questa scena inaugurale della missione di Gesù rivela il vero senso della storia della salvezza che è un’economia divina del perdono; e nello stesso tempo manifesta il cambiamento radicale che si produce sulla scena della storia religiosa dell’umanità. 

La novità essenziale è che l’Inviato di Dio, il “Santo di Dio” si mette nel rango dei peccatori,si abbassa alla loro condizione per rappresentarli davanti a Dio. E Dio lo “solleva” riconoscendolo suo Figlio. In questa luce si capisce l’importanza di quel tratto del comportamento di Gesù che scandalizza: 

in molte occasioni, nella sua vita pubblica, Gesù viene sorpreso in compagnia dei peccatori di cui i giudei zelanti della “santità” di Dio dovevano fuggire il contatto. Egli è venuto non a chiamare i giusti, ma i peccatori (Mt 9,10-13). 

Dio non ha mandato suo Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3,17). 

Gesù non pensa che la sua missione sia di dare la caccia al peccato, minacciando i peccatori dei castighi divini; ma, rifiutando di identificare l’uomo con il suo peccato, mostra che Dio è alla ricerca dei peccatori, disposto a dare tutto se stesso per introdurli nella sua casa e restituire loro gli onori del figlio (Lc 15,22s). 

Il peccato non è tanto un’offesa fatta a Dio, ma piuttosto una ferita che l’uomo si infligge e che deturpa la sua umanità; e per la quale Gesù affronta la sua passione: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4). Questa scelta di Gesù lo porta ad essere annoverato tra i malfattori, ad essere “maledetto”. 

Egli non si sottrae alla morte per “bestemmia” e alla morte infamante della croce. EW Dio, dandogli ragione, risuscitandolo e intronizzandolo alla sua destra, fa della croce il luogo della rivelazione della sua gloria, della sua “giustizia”, del suo amore.

Paolo, meditando questo mistero di abbassamento e di elevazione (Fil 2) comprende che la storia della salvezza è giunta al suo compimento nell’evento della morte e resurrezione di Gesù: “E’ stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo” (2 Cor 5,19). 

Quando Dio risuscita dai morti colui che gli ha consegnato la vita e i cieli si aprono per accogliere come Figlio di Dio colui che era stato maledetto in nome della Legge, diviene manifesto che “noi siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo” (Rm 5,10), che “Cristo è diventato lui stesso maledizione per noi” (Gal 3,13) e che Dio accetta la sua morte come “il sacrificio che annulla il peccato” (Eb 9,26). 

Tutti i peccati sono rimessi “una volta per tutte” (Eb 9,28), per gli uomini di tutti i tempi e di tutte le condizioni: nel senso che Dio si astiene dal punire il peccato e fa sapere a coloro che lo prendono come un padrone irritato e impietoso che egli non perseguirà il peccatore con la sua collera, ma lo assedierà con il suo amore; e nel senso che chiunque accoglie questo amore,questo volto misericordioso di Dio, è purificato dai suoi peccati, reso conforme a suo Figlio; e passa con lui dalla morte alla vita.


Un evento di portata universale si è prodotto nella storia religiosa dell’umanità; si chiama “redenzione” o “remissione dei peccati” o “riconciliazione con Dio”. Non che Dio abbia cambiato comportamento, abbia smesso di essere arrabbiato con gli uomini, ma nel senso che egli nella pasqua del suo Cristo ha rivelato il suo vero volto. 

La Croce ha affondato i valori di quella religione ancestrale, di quella religione che gli uomini costruiscono su una logica di scambio con Dio. Il velo del Tempio si è spezzato, svelando il vuoto del santuario e l’inutilità dei sacrifici; la Legge che ha condannato a morte il Giusto ha manifestato la sua impotenza; 

Dio ha decretato la fine dell’era sacrificale perché “dove c’è il perdono di queste cose non c’è più bisogno di offerta per il peccato” (Eb 10,18); ha aperto la via della fiducia che si sostituisce alla paura, poiché “non c’è paura nell’amore” (1 Gv), ora che si è rivelato che niente mai ci potrà separare dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore (Rm 8,39).

Nessun commento:

Posta un commento