lunedì 10 novembre 2014

L'INFERNO RIFIUTO DI DIO


L’inferno come rifiuto definitivo di Dio


Molte volte la Sacra Scrittura dice che gli uomini che non si pentono dei loro peccati perderanno il premio eterno della comunione con Dio, e finiranno invece nella dannazione eterna. 

«Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da Lui per una nostra libera scelta. 

Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”» (Catechismo, 1033). 

Questo non vuol dire che Dio abbia predestinato alcuni alla condanna eterna; 

è l’uomo stesso che, cercando il suo fine ultimo al di fuori di Dio e della sua volontà, costruisce per sé un mondo a parte nel quale non può entrare la luce e l’amore di Dio. 

L’inferno è un mistero, il mistero dell’Amore respinto, e sta anche a indicare quale sia il potere distruttore della libertà umana quando si allontana da Dio.

È tradizionale distinguere, per ciò che riguarda l’inferno, tra la “pena di danno”, la più fondamentale e dolorosa, che consiste nella separazione perpetua da Dio, sempre anelato dal cuore dell’uomo, e la “pena dei sensi”, alla quale si allude spesso nei Vangeli con l’immagine del fuoco eterno. 

La dottrina sull’inferno è presentata nel Nuovo Testamento come un richiamo alla responsabilità nell’uso dei doni e dei talenti ricevuti, e alla conversione. 

La sua esistenza fa intravedere all’uomo la gravità del peccato mortale, e la necessità di evitarlo con tutti i mezzi, sopratutto, com’è logico, mediante la preghiera fiduciosa e umile. 

La possibilità della condanna richiama ai cristiani la necessità di vivere una vita interamente apostolica.

Indubbiamente l’esistenza dell’inferno è un mistero: 

il mistero della giustizia di Dio nei confronti di quelli che si chiudono al suo perdono misericordioso. 

Alcuni autori hanno pensato alla possibilità dell’annichilimento del peccatore impenitente al momento della morte. 

Questa teoria è difficile da conciliare con il fatto che Dio ha dato per amore l’esistenza – spirituale e immortale – a ogni uomo.

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