martedì 4 novembre 2014

REALTA' DEL PRODIGIO



Realtà del prodigio



Il dogma della risurrezione è uno di quelli più esplicitamente formulati, più concordemente professati e difesi. a) la Chiesa, fedele in ciò anche all'antica fede ebraica, ha dovuto sostenerlo contro i Pagani e alcuni credenti dell'età apostolica. Hanno negato la risurrezione Sadducei, Gnostici, Manichei, Albigesi, Sociniani, Avventisti, Razionalisti, Materialisti... 

Il Cristianesimo, per questo, sembra abbia sfidato le ire e i sarcasmi di moltitudini di miscredenti...b) Abbiamo un primo e oscuro cenno alla risurrezione in Giobbe (19, 23-26). Ne parlano sempre più chiaramente Isaia (26, 19), Ezechiele (37, 1-14), Daniele (12,2); 

finché la fede ebraica non si rivela nella sua più inequivocabile chiarezza al tempo dei Maccabei, sotto la persecuzione di Antioco.Uno dei sette fratelli uccisi per difendere il culto nazionale, non esitò a rivolgere al tiranno il rimprovero: 

«Tu, scellerato, ci elimini dalla vita presente; ma il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna...». 

Anche la madre dei sette Eroi, per incoraggiarli, assicurava loro: «Senza dubbio, il Creatore del mondo (...) vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come ora voi, per le sue leggi, non vi curate di voi stessi...». 

E così lo storico delle gesta dei Maccabei, commentando la sollecitudine di Giuda per i suffragi dei soldati morti in battaglia, osserva: «Se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti...» (2Mc 7, 1-13; 12, 39-46).

c) Secondo il Nuovo Testamento la risurrezione sarà universale, perché comune agli eletti e ai reprobi: tutti udranno la voce del Figlio di Dio (Gv 5, 25), che dichiara di essere «la Risurrezione e la Vita» (Gv 11, 25). 

E tale sarà specialmente per coloro che si nutriranno della sua carne e del suo sangue (Gv 6, 53-58).Ai tempi di Gesù tutti i buoni Israeliti erano convinti del grande evento: Marta professa la propria fede a proposito del fratello defunto (Gv 11, 24). Pietro e Giovanni, subito dopo la Pentecoste, annunziano che in Gesù è la «risurrezione dai morti» (At 4, 2). 

Paolo, nel Sinedrio, «fu chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti...» (At 23, 6). Davanti al governatore Felice, ribadisce la propria fede - condivisa anche dai suoi accusatori - che ci sarà risurrezione dei giusti e degl'ingiusti» (At 24, 15). Gesù è stato «il primo tra i risorti da morte», dichiara al re Agrippa (At 26, 23).

«Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti - spiega scrivendo ai Romani - abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi...» (Rm 8, 11).

Per l'Apostolo, la risurrezione è tutto, al punto che se essa fondasse una speranza del tutto illusoria, il Cristianesimo sarebbe un'impostura... (1Cor 15, 12-19). Essa, come prova della risurrezione di Cristo, dimostra la perenne vitalità del suo messaggio.

Dunque, «Noi crediamo che Gesù è morto e risuscitato; e anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con Lui. 

Questo vi diciamo sulla parola del Signore...» (1Ts 4, 14s).

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