sabato 22 novembre 2014

REMISSIONE DEI PECCATI E DINAMICA RIVELAZIONE


Remissione dei peccati e dinamica della rivelazione


L’uomo biblico non è indenne da questa religiosità arcaica, che viene però rielaborata all’interno dello sviluppo dello yahvismo mosaico che introduce la fede in un Dio unico e creatore. 

L’idea o la rivelazione di Dio ha una storia: la Bibbia è il più bel racconto su Dio; è il racconto del volto di Dio e dei suoi rapporti con l’uomo; 

e quindi del peccato e del perdono. Tutto ciò che la Bibbia assume dalla religiosità arcaica viene reinterpretato e ritrascritto nel quadro di una “Legge” e di una Alleanza che trasforma in profondità il senso del peccato e più in generale delle relazioni tra Dio e l’uomo. 

La Legge che Dio dona all’uomo determina il peccato attraverso delle proibizioni precise, di cui si mostra la natura e la gravità, e che vengono accompagnate da pene proporzionate; il peccato viene liberato dalla confusione di un sacro informe e viene riferito alla responsabilità degli atti individuali. 

E inoltre; accanto alle molte prescrizioni di ordine cultuale e religioso, ci sono – con un rilievo centrale – i comandamenti morali riguardanti le relazioni fondamentali tra le persone (Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare…); 

e riletture successive metteranno sempre più l’accento sul diritto dell’altro e soprattutto del più debole, sul rispetto della persona come tale, sulla responsabilità di ciascuno. 

Inquadrato nella Legge e nei rapporti interpersonali, il peccato è visto sullo sfondo dell’Alleanza, è posto nell’ordine trascendente dei rapporti tra l’uomo e Dio. 

Il peccato costituisce una rottura della comunione di vita tra Dio e il suo popolo, stabilita dall’alleanza.

Il peccatore prende sempre più coscienza del carattere morale del peccato (come rifiuto della fraternità e della giustizia) e del suo carattere teologale insieme:come infedeltà a Dio, come rifiuto della sua alleanza e della sua promessa, come ingratitudine alla sua grazia e alla via che egli ci pare verso  la libertà. 

La legge non ricopre più l’immagine di un Dio dominatore; essa fa entrare in un processo di liberazione e di gratitudine. 

Israele viene così introdotto nell’esperienza di nuove relazioni con il suo Dio: un Dio preveniente che conduce il suo popolo alla libertà, un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia (Es 34,6). 

Anche se si sente sempre minacciato dalla vendetta divina, egli scopre che il perdono prevarrà sempre in Dio sulla collera. Nel regime dell’alleanza si fa luce una nuova immagine di Dio, nell’esperienza alternata del peccato e del perdono.


S. Paolo paragonerà la condizione dell’uomo sotto la Legge a quella di un bambino sotto tutela, che attende la sua emancipazione per entrare nella condizione di “libero”, di figlio (Gal 4,1-3). 

E’ vero che Israele, nel corso di una lunga storia di disastri politici e militari ha avuto continuamente il sentimento di essere castigato a causa delle sue infedeltà all’alleanza; 

ma, istruito dai profeti, esso ha compreso che questi castighi non sono dovuti alla collera e alla vendetta di Dio, ma alla bontà di un padre che corregge i suoi figli; e, pentendosi dei suoi errori di gioventù, si sente consolato dall’amore debordante del suo Dio: “Ti mi hai castigato e io ho subito il castigo come un giovenco non domato” dice a Yahvé; e questi risponde: 

“Non è forse Efraim un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto? 

Infatti dopo averlo minacciato, me ne ricordo sempre più vivamente. Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza” (Ger 31,18-20). 

Così vissuta l’esperienza del peccato, del pentimento e del perdono diventa una scuola di libertà e l’uomo vi impara a scoprire un po’ alla volta la figura del Padre che Dio rivelerà pienamente in Gesù. 

L’uomo accede alla sua più profonda umanità e alla sua vera libertà accogliendo la rivelazione che Dio è amore e grazia.

Nessun commento:

Posta un commento