giovedì 27 novembre 2014

RICORRIAMO ALLE ORAZIONI DEI SANTI


Ricorriamo alle orazioni dei Santi

Le grazie - intese come l'insieme di favori e benefici che ci sono offerti dalla vita soprannaturale - circolano per via dell'intercessione, spiega il dotto domenicano.

Infatti, insegna il Concilio Vaticano II: 

"È quindi sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio, "rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale è il nostro solo Redentore e Salvatore". 

Infatti ogni nostra vera attestazione di amore fatta ai tanti, per sua natura tende e termina a Cristo, che è "la corona di tutti i santi" e per lui a Dio, che è mirabile nei suoi santi e in essi è  glorificato".


La circolazione delle grazie per tutta la Chiesa è in certo modo completata da un altro insieme di beni: 

i meriti. È vero che, in quanto ordinato alla beatitudine, il merito è strettamente personale.

Tuttavia, i meriti provenienti dalla pratica di buone opere sono sempre accompagnati da una virtù espiatoria destinata a diminuire il debito delle pene imposte dalla giustizia divina.

Quanto più penose sono le nostre buone opere, più sono imbevute della virtù espiatoria. E quanto più progrediamo nelle vie del bene, più diventa comunicabile agli altri questa forza espiatoria proveniente dai nostri atti, di cui ormai non abbiamo bisogno.

Padre Monsabré illustra questa dottrina con un suggestivo esempio: "Due uomini sono ugualmente sprovvisti di beni, ma uno di loro è pieno di debiti, l'altro invece ne è completamente libero. 

Entrambi si lanciano al lavoro con lo stesso ardore, in esso spendono i loro giorni, le loro energie, le loro vite. E sono ricompensati dallo stesso sorriso della fortuna. Giunti al termine dei loro sforzi, sono i due ugualmente ricchi? No. Il primo si è liberato appena dei suoi debiti; il secondo possiede tutto il frutto dei suoi lavori e può beneficiare generosamente i bisognosi".


Questi due uomini rappresentano il peccatore e il santo. 

Non avendo bisogno di espiare se non piccole colpe, il santo accumula meriti che possono esser applicati a beneficio di quelli che ancora si trovano indebitati.

L'insieme di questi meriti è denominato il Tesoro della Chiesa.

In questo tesoro sono messi a nostra disposizione i meriti infiniti di Nostro Signore che, "da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (II Cor 8, 9).

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