domenica 2 novembre 2014

SPERANZA DELLA RISURREZIONE


SPERANZA DELLA RISURREZIONE

Già legato sul rogo, il martire Pionio spiegava ai circostanti la ragione del suo coraggio che era appunto la speranza della risurrezione (Ruinart, Acta Martyrum, p. 70).

Speranza fondata, afferma Tertulliano, secondo il quale - se così possiamo esprimerci - per Dio è più facile «risuscitare» i morti che produrre le cose dal nulla: «...Idoneus est reficere qui fecit: quanto plus est fecisse, quam refecisse, initium dedisse quam reddidisse, ita restitutionem carnis faciliorem credas institutione» (De resurrect., 11, PL 2, 809s. - Cf. Giustino, Apol., I, 19, PG 6, 356s; Taziano, Adv. Graec. orat., 6, PG 6, 817-20).

S. Gregorio M. lo conferma valendosi già del linguaggio tecnico della teologia (Hom. in Evang., II, 26, n. 12, PL 76, 1203).Colui che ha sedato la tempesta, che moltiplica il seme che buore ed ha risuscitato Lazzaro, farà risorgere anche Damaso, il Papa che scrisse l'epitaffio per il suo sepolcro: «...post cineres Damasum faciet (...) surgere credo» (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, C.d.Vatic., 1942, p. 112).

La natura, d'altra parte, offriva splendide immagini della futura risurrezione... Anche S. Paolo aveva osservato che il seme non germoglia, se prima non muore (1Cor 15, 36. Cf. Gv 12, 24). 

«...A nostro conforto - nota Minucio Felice - tutta la natura simboleggia la nostra futura risurrezione: il Sole scompare e risorge...» (Octavius, 34, PL 3, 347. - Cf. Tertulliano, De resurrect., 12, PL 2, 810s). 

L'archeologia cristiana ha conservato le tracce di tanta fede nelle scene bibliche che richiamano la risurrezione: da Giobbe seduto sul letamaio a Lazzaro, dai simboli (la fenice, ecc.) alle iscrizioni (H. Leclercq, Monumenta Eccl. liturgica 1, Parisiis, 1902, nn. 2776s-2882, 3064, 4347s; S. Bour, Epigraphie chrétienne, DTC V, 341s).

La Chiesa, in tutti i Simboli, dai più antichi ai più recenti, nelle dichiarazioni pontificie e conciliari, non ha mai esitato a professare e confermare la propria fede nella risurrezione, sfidando gli attacchi della miscredenza in generale e particolarmente del materialismo e del positivismo di questi ultimi secoli. 

«La fede cristiana - dichiara il Vaticano II - insegna che la morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta quando l'uomo sarà restituito allo stato perduto per il peccato dall'onnipotenza e dalla misericordia del Salvatore. 

Dio infatti ha chiamato e chiama l'uomo a stringersi a Lui con tutta intera la sua natura in comunione perpetua con l'incorruttibile vita divina...» (GS 18).Il dogma è accettato anche da teologi - specie protestanti - che negano la sopravvivenza personale delle anime.


Nel Nuovo Testamento è affermato chiaramente: "Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8,11). 

Il nostro soffio vitale si esaurisce su questa riva della vita. 

È necessario che lo Spirito Santo venga a sostituire il nostro principio vitale umano e, quindi, mortale, in modo che lo Spirito diventi veramente il nostro soffio vitale personale e definitivo. 

Cristo è "il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,18), il "primo fra i risorti da morte" (At 26,23) "l’autore della vita" (At 3,15). "Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo" (1Cor 15,22).

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