mercoledì 3 dicembre 2014

CANTO DI LODE X LA MORTE DELLA CHIESA



CANTO DI LODE X LA MORTE DELLA CHIESA

«Intoniamo il canto di lode per la morte della Chiesa, morte che ci riconduce alla sorgente della vita santa in Cristo». 

Un innamorato cantore della Chiesa intona il canto in morte della Chiesa: non lo fa per debolezza di convinzioni o per paura di pericoli, ma per quella più alta intelligenza d’amore, cui solo aprono gli occhi della fede, educata dalla divina liturgia. 

Egli ha compreso che la Madre non ha altra ambizione al di fuori di quella di generare figli per Dio. Morire per dare loro la vita è il supremo destino dell’Amata.

Egli sa che la Chiesa, sacramento dell’eternità nel tempo, cederà il posto alla piena luce della gloria, quando Cristo finalmente verrà nel suo ultimo avvento. 

Allora Colei che la Chiesa nasconde e insieme comunica e rivela, regnerà totalmente in tutti. La «kénosi» divina cederà il posto allo splendore dell’ultimo giorno: la Trinità, di cui la Chiesa è «icona», rifulgerà nell’universo intero e in ogni cuore. 

Come l’amata di Giacobbe nel partorire il «figlio del dolore», divenuto il prediletto d’Israele, così la Chiesa morirà nel generare l’umanità allo splendore del giorno eterno: «La Chiesa cesserà forse di esistere al compimento dei tempi e la sua luce verrà spenta in qualche modo da una morte? 

Noi rispondiamo: quando senti Chiesa, sappi che ti si parla della santa moltitudine dei credenti. 

La sua morte, secondo il principio vitale dell’esistenza visibile e carnale, è un andare là, dove noi conseguiremo il diritto di cittadinanza e la vita in Cristo; la sua morte è la svolta per una trasformazione in ciò che v’è di meglio in tutto il creato. 

La morte di Rachele significa dunque veramente la morte spirituale in Cristo per la moltitudine dei credenti, ossia per la Chiesa; una morte che ci introduce in un’altra vita, dalla debolezza ci conduce alla forza, dal disprezzo all’onore, dalla corruzione all’immortalità, dalla finitezza del tempo all’eternità della vita divina». 

Allora Rachele non piangerà più i suoi figli, ma per sempre in essi sarà consolata...


Fin quando giungerà quel tempo, la Chiesa resta la Madre di cui i figli di Dio hanno bisogno per vivere, l’eletta che non invecchia mai, perché ringiovanisce con l’amore di coloro, a cui sempre di nuovo dà la vita: 

«Non separarti dalla Chiesa! Nessuna potenza ha la sua forza. La tua speranza, è la Chiesa. 

La tua salvezza, è la Chiesa. Il tuo rifugio, è la Chiesa. Essa è più alta del cielo e più grande della terra. Essa non invecchia mai: la sua giovinezza è eterna».

Amandola, si possiede lo Spirito, si incontra Cristo e si vive di lui: «Tanto si ha lo Spirito Santo, quanto si ama la Chiesa di Cristo».

Tutto qua anzi è il suo mistero: il mistero della Chiesa, «kénosi» e splendore della Trinità fra gli uomini e le donne di tutti i tempi, per loro, con loro, madre dei credenti nella liturgia che le è dato di celebrare come anticipo e caparra della gioia eterna.

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