giovedì 4 dicembre 2014

LA CARITÀ' FRUTTO DELLO SPIRITO



LA CARITÀ' FRUTTO DELLO SPIRITO

La carità, frutto dello Spirito, è la «forma» della Chiesa santa e apostolica, il suo principio vivificante e strutturante, la sua forza di unificazione e di irradiazione, ciò che la ordina dal di dentro al fine cui è chiamata, la santità:

la liturgia va vissuta pertanto come culmine e fonte dell’educazione alla carità, in cui la maternità della Chiesa si dilata verso ogni persona umana.

Di questa carità - anima della «communio sanctorum» - è espressione altissima il «martirio», dove la testimonianza della fede apostolica è resa fino al dono della vita: 

la silenziosa eloquenza del sacrificio del martire, che va incontro alla morte per amore di Colui, che è la verità che salva il mondo, e per amore di coloro, per cui Cristo è morto.

Nel martirio si offre con particolare evidenza l’identificazione mistica, compiuta dallo Spirito, fra Cristo e la Chiesa, «comunione dei santi»: 

«Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). 

Nel martirio la morte risplende come aurora di vita, soglia che non interrompe l’unità di quanti, credendo, sono stati rigenerati nella comunione dello Spirito Santo. Così, la «comunione dei santi», suscitata dal Consolatore ed espressa nella carità, viene a congiungere i «santi», impegnati nella storia, con quelli, che hanno già compiuto il loro esodo senza ritorno e vivono ora nella gioia della gloria di Dio.


Il luogo in cui la Chiesa fa particolare esperienza della «comunione dei santi» nel tempo e nell’eternità è precisamente la liturgia: 

secondo l’ininterrotta tradizione della fede lo specifico della preghiera liturgica non è pregare un Dio, ma pregare in Dio, rivolgendosi nello Spirito per il Figlio al Padre.

È in questo movimento trinitario, che la preghiera fa sperimentare la «comunione dei Santi», il vincolo profondissimo, cioè, che lega nello Spirito Santo non solo la Chiesa pellegrina a quella celeste, ma anche nel tempo presente l’intercessione degli uni a favore della sofferenza e del cammino degli altri: 

l’affidarsi alla Tutta Santa, la Vergine Madre Maria, il rivolgersi ai «santi», il chiedere l’aiuto della preghiera altrui e l’offrire con generosità la propria, lungi dal distrarre dalla contemplazione di Dio e dalla celebrazione della sua gloria, immettono più profondamente in esse ed educano a vivere in pienezza la vita teologale.

La Chiesa, «comunione dei santi», trova così nella liturgia la sua più alta espressione e la sorgente sempre nuova, a cui rigenerarsi nella verità e nella pace della sua più profonda identità di popolo eletto per essere segno fra i popoli, perché - pregando in Dio - sperimenta la presenza vivificante dello Spirito, che grida in noi «Abbà, Padre» (Gal 4,6; Rm 8,15), e mediante Cristo ci unisce al Padre e fra noi nella comunione del tempo e dell’eternità.

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