venerdì 5 dicembre 2014

LA COMUNIONE DEI SANTI


La comunione dei «santi»

Quelli che lo Spirito ha raggiunto e reso partecipi della vita divina attraverso gli eventi sacramentali sono i «santi»: il termine è comune nel Nuovo Testamento per designare i credenti (cf. ad esempio Rm 12,13; 15,26. 31; 1 Cor 1,2; 6,1s.; Fil 1,1; 4,21s.; Col 1,2 e 4; Ef 4,12; At 9,13. 32. 41; 26,10. 18; Ap 13,7). 

La Chiesa, radunata dallo Spirito, è perciò detta a ragione la «comunione dei santi», delle donne e degli uomini, cioè, che fanno parte della comunione nello Spirito Santo. 

Questa comunione è attuata incoattivamente nel presente, ma tende al suo compimento finale, mentre già abbraccia coloro che hanno realizzato la loro ultima pasqua in Cristo: 

«Fino a che il Signore non verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui (cf. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cf. 1 Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando chiaramente Dio uno e trino, qual è; 

tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria».

La «communio sanctorum» è anzitutto la comunione dei discepoli del Signore nella varietà dei carismi e dei servizi in essi suscitata dallo Spirito e nella loro convergenza in vista della crescita comune: 

è la comunione della vita teologale e della corresponsabilità ecclesiale, vissuta nella reciproca accoglienza e solidarietà e nella sollecitudine verso i poveri. 

La maternità della Chiesa si esprime qui nell’educare i suoi figli affinché esprimano la pienezza dei doni ricevuti dallo Spirito nei sacramenti attraverso il discernimento e la realizzazione del disegno divino su ciascuno. 

Le singole Chiese, in cui si attua l’unità della Chiesa universale, esprimono poi nella loro «communio» un ulteriore aspetto della «comunione dei santi», cooperando attraverso la comunione collegiale dei loro vescovi intorno al Vescovo della Chiesa di Roma, «che presiede nell’amore» (Ignazio di Antiochia), alla testimonianza dell’unica fede, dell’unico Signore, dell’unico Spirito. 

La «communio sanctorum» dovrà far risplendere sempre più la luce del popolo santo, perché si compia il disegno salvifico universale di Dio e l’universale pellegrinaggio dei popoli verso l’eterna Sion annunciato dai Profeti giunga a compimento. 

Questo popolo santo, eletto e amato da Dio, dovrà essere il segno a cui accorreranno le genti, la nazione separata per Dio per divenire luce e salvezza per tutti.


La comunità dell’alleanza è, perciò, chiamata a essere - con lo splendore della sua santità - appello e offerta di salvezza per i popoli in continuità con la missione degli apostoli: la «communio sanctorum» rivela l’aspetto dinamico dell’apostolicità della Chiesa. 

Il fatto che la Chiesa sia apostolica, cioè, «non significa unicamente che essa continua a confessare la fede apostolica, ma che essa è decisa a vivere secondo la norma della Chiesa primitiva, nata dai primi testimoni del Cristo e guidata dallo Spirito Santo, che il Signore le ha donato dopo la sua resurrezione.

Le epistole e gli Atti degli Apostoli ci mostrano la presenza efficace dello Spirito nella Chiesa intera, non solo per quanto riguarda la sua diffusione, ma anche e più ancora nella trasformazione dei cuori: egli li rende conformi agli intimi sentimenti del Cristo... 

Quest’assimilazione ai sentimenti del Cristo e soprattutto alla sua morte sacrificale per il mondo è il significato ultimo di ogni vita che voglia essere cristiana, spirituale, apostolica».

Alla permanenza nella fede apostolica deve dunque sempre congiungersi una continuità nella «sequela Christi», quell’«apostolica vivendi forma» alla quale la Chiesa attuale si sforza di formare sempre di nuovo i suoi figli, per vivere la novità di vita, nata dall’incontro con Cristo, di cui i primi testimoni della fede ci hanno lasciato memoria. 

Questa continuità nella vita apostolica si esprime anzitutto nella carità, effusa nei cuori dallo Spirito Santo, mediante cui la Chiesa rivela la luce della sua santità e fa risplendere la verità che salva: 

«Il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Dio».

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