lunedì 8 dicembre 2014

LA SEPARAZIONE DAL PECCATO


La separazione dal peccato


Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è " dato per noi ", e il Sangue che beviamo, è " sparso per molti in remissione dei peccati ". Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri.

La «communio Sancti» rende la Chiesa ontologicamente santa, santificata da Lui e in Lui, e insieme esistenzialmente pellegrina verso il pieno compimento di questa santità, posta in lei come dono e come germe. «Divenire ciò che è» sarà il compito della Chiesa nel tempo, in cammino verso la Patria. 

In modo particolare, la santificazione, che lo Spirito produce nel cuore dei fedeli e nella comunione ecclesiale, va compiendosi nella storia attraverso le parole e i gesti, in cui Egli comunica la sua grazia secondo la promessa del Signore. 

Queste sorgenti della santità della Chiesa, questi luoghi dell’incontro con Dio nel tempo, sono i sacramenti: attraverso le realtà sante (i «sancta») dell’economia sacramentale della Chiesa lo Spirito genera e forma i «santi». 

Nella celebrazione sacramentale l’invocazione dello Spirito Santo sui doni da santificare (epiclesi) li trasforma, rendendoli santi e santificanti nella potenza di Colui, che li pervade: «L’epiclesi è una confessione liturgica, l’applicazione orante della teologia dello Spirito Santo... essa si colloca alla soglia di ogni comunione con Dio perché, secondo i Padri, non v’è accesso al Padre se non mediante il Figlio e non vi è accesso al Figlio, se non mediante lo Spirito Santo».

Perciò, la «communio sanctorum» è anche, in senso proprio, «communio sacramentorum», comunione ai mezzi e ai doni della salvezza data da Dio in Cristo, attualizzata in essi dallo Spirito Santo.

La santità della Chiesa trova, dunque, la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione liturgica dei sacramenti: «La Chiesa è una e attinge la sua santità dai sacramenti».

La liturgia è «la grande pedagogia in cui impariamo ad acconsentire alla presenza della mancanza di Dio che ci chiede di dargli un corpo in questo mondo, compiendo così il sacramento in “liturgia del prossimo”, e la memoria rituale di Gesù Cristo in memoria esistenziale».

Alle sorgenti della liturgia il cristiano attinge la grazia della sequela Christi, per la quale dimora nella Trinità e ne esprime la vita di comunione, edificandosi in comunione con gli altri credenti come popolo di Dio nella storia, segno e strumento dell’unità dell’intero genere umano. 

Ed è ancora nell’evento liturgico che si manifesta il carattere intrinsecamente escatologico dei sacramenti, in quanto in essi la grazia si fa presente nel tempo come anticipo e caparra di eternità: in tal senso la liturgia, nella tensione fra il dono già ricevuto e la promessa non ancora compiuta, rivela in maniera pregnante come la santità nella Chiesa non sia altro che un anticipo della gloria nel tempo del pellegrinaggio, e la gloria nient’altro che la santità nel compimento della patria. «Grace is glory in exile, and glory is grace at home» (John Henry Newman).


La convinzione che il popolo di Dio attinga ai sacramenti l’unione con Cristo, che lo costituisce come comunità santa nello Spirito, è stata espressa dai Padri con l’immagine della nascita della Chiesa dal costato trafitto di Cristo in Croce (cf. Gv 19,34)9: nel sangue e nell’acqua che ne escono, sono riconosciuti i sacramenti del battesimo e dell’eucaristia, che generano e nutrono la Chiesa. 

Questo sgorgare ricorda, però, anche l’altro, promesso dal Cristo giovanneo, dell’acqua viva che viene da Lui nel cuore dei credenti, a loro volta resi sorgente per gli altri: e quest’acqua è lo Spirito. «Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv 7,39). 

Alla luce dell’interpretazione patristica di questi testi, si può dire allora che «Cristo si manifesta come datore dello Spirito, e lo Spirito è la sintesi di tutti i beni della redenzione messianica, che scaturiscono dal corpo di Cristo, ossia dalla sua “glorificazione”, dalla morte in croce».

E poiché questa glorificazione è ripresentata dal Paraclito nei sacramenti, sono questi la sorgente concreta dell’acqua viva: nella liturgia sacramentale scorrono il sangue e l’acqua, in cui è possibile nascere dall’alto e di nuovo alla santità, a cui i discepoli sono chiamati. Nello stesso tempo, i sacramenti rendono i credenti sorgente di grazia e di vita per gli altri, «santi» contagiosi di «santità».

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