venerdì 25 dicembre 2015

venerdì 18 dicembre 2015

I SENTIMENTI DEL BUON LADRONE



I SENTIMENTI DEL BUON LADRONE

Non è possibile meritare la Pasqua di Gesù senza i sentimenti del buon ladrone. 

Nessun’altra voce si unì in aiuto di Gesù, se non la sua.

Con energia e fermezza non badò allo scandalo che soffriva: il ladrone sceglie di avere fede come nessun altro in quell’ora tremenda.

Il ladrone non si lasciò impressionare vedendo Gesù in croce, impotente nella debolezza della carne spogliata dai peccati altrui. 

Il suo cuore non si lasciò intimorire, pur dinanzi alla schiera dei carnefici che acclamavano alla morte.

Neanche il clamore del popolo inferocito lo impressionava, né il fanatismo degli infedeli o il vituperio dei bestemmiatori e dei calunniatori.

Di tutto ciò il malfattore non ebbe cura, ma con franchezza professò la sua fede, dicendo ad alta voce: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

A ben vedere è questo il primo, grande annuncio della Pasqua, il primo anticipo di luce della Pasqua che accende le tenebre del monte Golgota.

Questa professione di fede, che parte dal cuore di un uomo, dice che ogni cuore umano è fatto per la Pasqua, non per la morte; per la gloria, non per la sconfitta umana.

Come avrebbe potuto Gesù non rispondere dinanzi a tanta fede? Lui che si era commosso per la fede della gente stanca che lo seguiva (cfr Mc 6,34 ss), per la fede del centurione (cfr Mt 27,54), per la fede della Cananea (cfr Mt 15,21-28), ora ha dinanzi a sé l’umanità che chiede la Pasqua, che vuole risorgere; 

che non crede nella morte, ma nella vita; che non vuole la tristezza, ma la gioia; che non è fatta per l’inferno, ma per il Paradiso.

Ecco cosa incarna il “buon ladrone”: il bene che non conosce confini, che supera i limiti della terra, che dilata la vita umana sino a renderla, in Gesù, divina, eterna.

“Oggi con me sarai nel paradiso”. C’è tutto in questa risposta di Gesù.

“Oggi”. È così annunziato un nuovo inizio: l’accesso all’eternità per tutti gli uomini. Un nuovo tempo, che non va rinviato.

“Oggi”. Non domani, perché la risurrezione è il tempo presente di Dio.


“Oggi”. È questo il metro di Dio, la sola misura del tempo divino. 

L’eternità è nel presente. L’eternità è Gesù, sempre e per sempre vivo.

giovedì 10 dicembre 2015

LA PIU' BELLA PREGHIERA PASQUALE


La più bella preghiera pasquale


Uno dei malfattori, appeso alla croce insieme a Gesù, disse: «“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. 

Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”» (cfr Lc 23,42-43).

Questo “quadro evangelico” ci permette di entrare nel mistero della Pasqua, che mai potrà dirsi definitivamente sondato.

Rileggiamo, così, un insolito dialogo tra due uomini appesi a una croce, sospesi tra terra e cielo: 

da una parte il Figlio di Dio, destinato dalle Scritture a una morte ignominiosa quanto ingiusta; 

dall’altra un comune malfattore, che pagava il prezzo legale dei suoi crimini.

Ancor più insolito è il tenore di questo dialogo: si parla di vita ultraterrena.

Il malfattore crede che la morte non sia la parola finale della sua esistenza terrena; 

crede che c’è un “cielo” in cui è possibile entrare e da questo cielo chiede a Gesù di non essere escluso.

La domanda è accolta; la risposta di Gesù non lascia dubbi: «Oggi con me sarai nel paradiso».

Il “buon” ladrone, in fondo, rompendo il silenzio ribalta la storia, la riscrive. 

La sua è la più straordinaria professione di fede che i Vangeli ci raccontino, la più sofferta, la più intima.

Al suo fianco, inchiodato a un legno, c’è Dio, non un altro uomo corrotto dal peccato e meritevole di un destino di morte.

È l’estremo, incredibile, irripetibile dialogo del Dio divenuto uomo con l’uomo che chiede di divenire Dio, di stare con Dio, di rimanere per sempre con lui nel regno dei cieli.

Questo ladrone formula la migliore “preghiera pasquale” che ci possa capitare di udire. 

È il migliore viatico alla Pasqua di Gesù nella nostra vita.

Il ladrone è la bocca del mondo che non si dimentica del Paradiso; è la voce sofferente di un mondo che non si arrende, quando Dio sembra morire, e invoca la Pasqua di risurrezione.

È questo ladrone che combatte e vince l’errore in cui l’umanità stava precipitando, considerando tutto ormai finito.


Un monito per la nostra umanità, sempre più abituata all’inferno di questo mondo e sempre meno attratta dalla gioia del Paradiso: 

in Gesù tutto “sta per compiersi”, non per finire! In Gesù tutto ha sempre inizio. 

Nell’ora della morte avere fede è già Pasqua. 

sabato 5 dicembre 2015

MESSALE ROMANO



MESSALE ROMANO

I Principi e norme per l'uso del Messale Romano affermano che l'eucaristia è il convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella chiesa il sacrificio della croce (n. 48). 

Secondo il Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti l'unità celebrativa di battesimo, confermazione ed eucaristia manifesta l'unità del mistero pasquale, lo stretto rapporto fra la missione del Figlio e l'effusione dello Spirito Santo e l'unità dei sacramenti con i quali il Figlio e lo Spirito Santo vengono insieme al Padre a prendere dimora nei battezzati (n. 34).

Con il sacramento della confermazione i battezzati ricevono l'effusione dello Spirito Santo, che nel giorno della pentecoste fu mandato dal Signore risorto sugli apostoli (Rito della confermazione, 1). 

Nella celebrazione del sacramento della penitenza e della riconciliazione, «Dio Padre che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione di Cristo, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, mediante il ministero della chiesa», concede al peccatore pentito il perdono e la pace realizzata nella pasqua di Cristo (Rito della penitenza, 46). 

L'unzione degli infermi è professione della fede nella morte e risurrezione di Cristo, da cui il sacramento deriva la sua efficacia (Sacramento dell'unzione e cura pastorale degli infermi, 7). 

Nel sacramento del matrimonio lo Spirito Santo implorato sugli sposi fa sì che essi attingano dall'amore con cui Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, la forza di amarsi con amore reciproco e dedizione indivisa (Ordo celebrandi matrimonium, editio typica altera, 9). 

Col sacramento dell'ordine Dio rende partecipe un membro del popolo di Dio, dello Spirito con il quale Cristo offrì se stesso sulla croce e rese partecipi gli apostoli della missione di annunziare ed esercitare la sua opera di salvezza in tutto il mondo (cfr. la preghiera di ordinazione del presbitero, in Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 1992, n. 177). 

Le benedizioni, poi, sono segni sensibili, istituiti dalla chiesa a somiglianza dei sacramenti, per mezzo dei quali viene significata, e nel modo ad essi proprio realizzata, quella santificazione degli uomini e quella glorificazione di Dio che costituisce il fine cui tendono tutte le altre attività della chiesa (Benedizionale, 9). 

Anch'esse, a loro modo, traggono la loro efficacia dal mistero pasquale e permettono ai fedeli di estenderne la grazia ai diversi avvenimenti della vita (cfr. ibid., 14).

L'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio oltre che per mezzo dell'eucaristia e dei sacramenti, Cristo la compie anche attraverso la liturgia delle ore (Principi e norme per la liturgia delle ore, 13), che estende alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico, centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana: 

la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste (ibid., 12). 

E per quanto riguarda l'anno liturgico molto bene ne riassume il rapporto con il mistero pasquale il testo dell'annuncio della Pasqua che si fa nella solennità dell'Epifania:

Centro di tutto l'anno liturgico è il triduo pasquale del Signore crocifisso, sepolto e risorto. 

In ogni domenica, Pasqua settimanale, la santa chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono i giorni santi.

Anche nelle feste della Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti la chiesa proclama la Pasqua del suo Signore.


Compito dei prossimi decenni sarà quello della formazione dei cristiani allo spirito della liturgia., perché tutta l'esistenza cristiana acquisti un volto pasquale.

martedì 10 novembre 2015

SACROSANCTUM CONCILIUM



Sacrosanctum concilium


La fondamentale acquisizione della Sacrosanctum concilium, accanto alla natura ecclesiale della liturgia in quanto azione di Cristo e di tutto il suo popolo, che è la chiesa concentrata nell'assemblea celebrante, è sicuramente quella della liturgia come celebrazione del mistero pasquale.

Come è noto il documento conciliare, avvalendosi delle acquisizioni teologiche dei decenni precedenti circa la rivelazione come storia della salvezza che ha il proprio vertice nella morte, risurrezione e ascensione di Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, applica a questo momento ricapitolativo la categoria cara ai padri e ai testi della liturgia tanto in Oriente quanto in Occidente a partire da Melitone di Sardi e presenta la liturgia come attuazione del mistero pasquale per opera dello Spirito Santo. 

L'assunzione di questa categoria implica che ogni azione liturgica è, come la pasqua, memoria dell'evento pasquale, inteso come un evento le cui conseguenze continuano nei membri del popolo di Dio di cui Cristo è capo, rendimento di grazie per l'opera compiuta da Dio a favore del capo e delle membra, supplica perché Dio nella sua fedeltà continui nell'oggi e poni a compimento definitivo la sua opera. 

Questo, attraverso un'azione simbolica che rende in qualche modo presente agli occhi di Dio e dei fedeli l'evento salvifico, affinché Dio, vedendolo, si ricordi della sua fedeltà e della sua misericordia, e affinché i fedeli, ricordando, a loro volta si impegnino alla fedeltà e alla coerenza.

La Sacrosanctum concilium applica questa categoria
  • all'eucaristia, convito pasquale memoriale della morte e risurrezione di Cristo (SC 47);

  • ai sacramenti e ai sacramentali, che scaturiscono dal mistero pasquale e lo estendono alle situazioni e agli avvenimenti della vita (SC 61);

  • alla celebrazione dell'anno liturgico con al centro la domenica, la celebrazione dei vari aspetti e momenti del mistero pasquale, le celebrazioni di Maria e dei santi (cap. V);

  • alla liturgia delle ore, che estende alle ore del giorno e della notte la preghiera personale del Cristo pasquale (cap. IV).

Questo principio, così esplicitamente formulato, se è tradizionale per il battesimo e per l'eucaristia e per la domenica, è nuovo se riferito agli altri ambiti della liturgia, e ha avuto una vasta e coerente applicazione nei libri della riforma liturgica, sia nelle premesse sia nei testi liturgici. 

Il rito dell'iniziazione cristiana afferma che nel battesimo si fa memoria e si attua il mistero pasquale che è per gli uomini passaggio dalla morte alla vita (Rito dell'iniziazione cristiana, 6).

E da questa affermazione deriva l'opportunità di celebrarlo nella veglia pasquale o di domenica e la preferenza per l'immersione, segno che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.

martedì 3 novembre 2015

RESPONSABILTA' MORTE DI CRISTO


RESPONSABILITA' MORTE DI CRISTO

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, ci si è appassionati molto al problema della responsabilità della morte di Cristo, anche a causa della tragedia vissuta dal popolo ebraico.

I libri e le rappresentazioni sul processo di Cristo non si contano. 

Grandi conseguenze scaturivano dalla risposta data a quel problema, anche per la partecipazione dei cristiani alle lotte di liberazione in varie parti del mondo. 

Il problema della morte di Cristo è diventato un problema essenzialmente storico e, come tale, neutrale; ci interessa, cioè, indirettamente, per le conseguenze che se ne possono trarre per l'oggi; non direttamente, come parte in causa. In ogni caso, non come imputati, ma, semmai, come accusatori.

Alcuni accusano, della morte di Gesù, il potere religioso, cioè gli ebrei del tempo; altri il potere politico, cioè i romani, facendo, così, di Gesù, il martire di una causa di liberazione; altri, infine, accusano gli uni e gli altri insieme. 

Si è come a un processo, in cui ognuno ripete, più o meno consciamente, dentro di sé, la frase di Pilato: 

lo sono innocente del sangue di costui! (M t 27, 24). Ma cosa rispose, quel giorno, il profeta Natan a David? Rispose, con il dito puntato verso di lui: Tu sei quell'uomo! 

La stessa cosa la parola di Dio grida a noi che cerchiamo di sapere chi ha ucciso Gesù: Tu sei quell'uomo! Tu hai ucciso Gesù di Nazaret! Tu eri là quel giorno; tu hai gridato con le folle: Via, via crocifiggilo! 

Tu eri con Pietro quando lo rinnegava; eri con Giuda quando lo tradiva; eri con i soldati che lo flagellavano; tu hai aggiunto la tua spina alla sua corona, il tuo sputo al suo volto! Questa certezza appartiene al nucleo più essenziale della nostra fede: Cristo è stato messo a morte per i nostri peccati (Rm 4, 25). 

Il profeta Isaia ha dato, in anticipo, a questa verità, l'espressione più drammatica: 

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si e addossato i nostri dolori... Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si e abbattuto su di lui per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53,4 s.). 

Siamo tutti imputati della sua morte, poiché tutti abbiamo peccato e se diciamo che siamo senza peccato mentiamo. 

Ma dire: Gesù è morto per i nostri peccati, è la stessa cosa che dire: Noi abbiamo ucciso Gesù!

Di coloro che tornano a peccare dopo il battesimo (cioè di noi), l'epistola agli Ebrei dice che crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all'infamia (Eb 6, 6). 

AI sentire quell'accusa: "Voi avete ucciso Gesù di Nazaret!", quei tremila, ai quali parlava Pietro, si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli "Che dobbiamo fare, fratelli? " (At 2, 37).

Un grande spavento si impadronì di loro e si impadronisce, in questo momento, anche di noi, se non siamo di pietra. Come non essere atterriti da questo pensiero. "Dio ha tanto amato il mondo da dare per esso suo Figlio Unigenito" e noi glielo abbiamo ucciso! Abbiamo ucciso "l'autore della vita"; abbiamo ucciso la Vita! 

Finché non si è passati attraverso questa crisi interiore, questo "timore e tremore", non si è dei veri cristiani maturi, ma solo embrioni di cristiani in cammino per venire alla luce. 

Finché non ti sei sentito mai una volta veramente perduto, degno di condanna, un povero naufrago, tu non sai cosa significa essere salvato dal sangue di Cristo; non sai cosa dici, quando chiami Gesù tuo "Salvatore". 


Tu non puoi, a rigore, nemmeno conoscere le sofferenze di Cristo e piangere su di esse; sarebbe ipocrisia, perché conosce veramente le sofferenze di Cristo solo chi è persuaso nell'intimo che esse sono opera sua, che gliele ha inflitte lui. 

Gesù ti potrebbe dire, come alle pie donne: Non piangere su di me; piangi su di te e sul tuo peccato! (cf. Lc 23, 28).

lunedì 19 ottobre 2015

GESU' DI NAZARETH E' RISUSCITATO



GESU' DI NAZARETH E' RISUSCITATO


Il giorno di Pentecoste, Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, tenne al popolo un discorso che si può riassumere in tre parole; 

tre parole che hanno, però, ognuna la forza di un tuono: 

Voi avete ucciso Gesù di Nazaret! Dio lo ha risuscitato! Pentitevi! 

Il mio desiderio è di raccogliere queste tre parole e di farle penetrare nel nostro cuore, con la speranza che esse riescano a "trafiggerlo", come trafissero il cuore delle tremila persone che quel giorno ascoltarono l'apostolo e si convertirono alla fede (cf. At 2, 22 ss.). 

Quei tremila, ai quali Pietro rivolse quella terribile accusa, non erano stati certamente tutti sul Calvario a battere i chiodi; 

forse, non erano stati neppure davanti al pretorio di Pilato a gridare: 

Crucifige! 


Perché allora "avevano ucciso Gesù"? 

Perché appartenevano al popolo che l'aveva ucciso. Perché non avevano accolto la notizia che Gesù andava recando:

"È venuto il regno di Dio: convertitevi e credete al Vangelo!". 

Perché, forse, quando Gesù passava per le strade di Gerusalemme, avevano abbassato la tenda del loro negozio per non avere noie... 

Fin qui, noi rievochiamo queste cose, ma ci sentiamo abbastanza al sicuro. 

La cosa - ci sembra - riguarda coloro che vissero in Palestina al tempo di Gesù, non noi. 

Siamo come il re David, il giorno che ascoltò dal profeta Natan il racconto del grande peccato commesso in città e alla fine gridò, furibondo: 

Chi ha fatto questo merita la morte! (2 Sam 12, 5). 

sabato 10 ottobre 2015

ALTRE CELEBRAZIONI



ALTRE CELEBRAZIONI DEL TRIDUO

Le altre celebrazioni del triduo pasquale hanno iniziato ad evolversi separatamente, quando, soprattutto sotto l'influsso dei pellegrinaggi fatti a Gerusalemme, si è cominciato a distinguere i vari momenti storici del grande avvenimento pasquale. 

Nacquero così le celebrazioni eucaristiche del giovedì santo e della domenica e la liturgia non-eucaristica del venerdì santo. 

E' a questo punto che si può davvero parlare di estensione (per anticipazione e per prolungamento) della liturgia della notte pasquale.

Il venerdì e il sabato sono rimasti senza eucaristia, probabilmente per due ragioni storiche:

1) Quando la celebrazione della Pasqua si venne organizzando, non esisteva ancora la consuetudine di celebrare l'eucarestia nei giorni feriali; 

e la tradizione di questi giorni liturgici è stata fissata in tempi molto antichi. 

2) La coscienza del valore speciale del digiuno in questi due giorni si è mantenuta a lungo, anche dopo l'introduzione della quaresima. 

E questo digiuno era un digiuno completo in partecipazione alla sofferenza di Cristo, mentre l'eucarestia comporta di per sè gioia e termine del digiuno. 

Questi motivi hanno portato alla preservazione dell'usanza primitiva e l'eucarestia della veglia pasquale è tanto quella del venerdì come del sabato.

giovedì 24 settembre 2015

CELEBRAZIONE DELLA LUCE


CELEBRAZIONE DELLA LUCE

Più tardi si è sviluppato una celebrazione introduttiva centrata sulla luce. La celebrazione eucaristica di questa notte è stata seguita, alle origini (e più a lungo delle altre domeniche) da un'agape con la quale veniva rotto il digiuno e inaugurata la pentecoste gioiosa.

Quando le comunità cristiane diventarono troppo numerose per la celebrazione di un'agape generale nella chiesa, si continuò a celebrare queste agapi nelle case private, mentre solo i presbiteri con le loro spose, le vedove e le vergini, celebravano l'agape nella chiesa.

(Sotto questa forma si potrebbe ancora oggi dare vita ad una prassi di gioiosa conclusione familiare alla celebrazione sacramentale della pasqua, a condizione di poter ritrovare il senso spirituale di questo pasto fraterno - v. Comunità Neocatecumenali).

Con i cinque elementi enumerati, la veglia pasquale si presenta come la più intensa celebrazione del mistero pasquale nella sua totalità. Il fatto di vegliare tutta la notte significa che nella notte di questa vita noi aspettiamo l'alba della risurrezione (il ritorno di Cristo) che già ci illumina nella fede (celebrazione della luce).

La celebrazione della parola richiama, attraverso le varie letture, tutta la storia della salvezza. 

Con la celebrazione battesimale noi riviviamo, e i neofiti inaugurano, la partecipazione al mistero di morte e risurrezione del Signore. Il tutto culmina nella eucarestia, sacramento per eccellenza della pasqua, che acquista in questa notte una significatività e una intensità maggiori. 

L'agape può prolungare la celebrazione eucaristica e come questa prefigura il banchetto escatologico al quale il mistero pasquale ci introduce (Lc 22,16-18) .

Il triduo pasquale
I tre giorni che vanno dalla sera del giovedì santo alla sera della domenica di Pasqua (cf Cal. Rom. 19) costituiscono il triduo "della morte sepoltura e risurrezione" del Signore .

Agli inizi, il venerdì e il sabato sono stati caratterizzati dal digiuno e la domenica dalla gioia, senza però che ci siano state delle celebrazioni liturgiche oltre quella della veglia pasquale nella notte fra il sabato e la domenica.

In questo senso non si può dire che il triduo pasquale sia una estensione della veglia pasquale. Esso costituisce piuttosto un qualche cosa di presupposto affinché questa possa assumere tutta la pienezza del suo significato. La notte pasquale è il passaggio dal digiuno alla gioia, come è stata il passaggio, per Cristo, dalla morte alla vita.


Con il digiuno si partecipa alla passione e morte di Cristo; con la gioia si è uniti alla sua risurrezione. 

Nel secondo secolo si riteneva il digiuno precedente la veglia pasquale così essenziale per la celebrazione della pasqua che i termini "digiunare" e "celebrare la pasqua" sono stati usati come sinonimi. 

Anche la costituzione conciliare sulla liturgia (S.C. 110) insiste sull'importanza di questo digiuno.

mercoledì 19 agosto 2015

PASQUA SEMPRE ATTUALE


PASQUA SEMPRE ATTUALE

Tutta la nostra vita cristiana realizza il nostro passaggio "da questo mondo al Padre". 

Quando dunque noi celebriamo la Pasqua non celebriamo un avvenimento passato, ma un fatto presente, sempre attuale.

Non è tuttavia l'atto storico del passaggio di Cristo che diventa presente, atto che è stato compiuto una volta per sempre; 

ciò che è attuale e avviene ora, è il nostro passaggio di membra del Cristo, passaggio che si compie ora sotto l'influsso e l'azione attuale di Gesù che è passato una volta per sempre "da questo mondo al Padre" (Gv 13,1).

Quanto si può affermare della celebrazione pasquale non si può dire nel medesimo modo delle altre feste, anche se esse pure usano l'"hodie", se non nella misura in cui queste sono momenti particolari o aspetti del mistero pasquale. 

Ad esempio il Natale. 

E' la festa della nascita umana del Figlio di Dio. 

Ebbene, mai nella sacra Scrittura si afferma che noi dobbiamo partecipare a questa nascita, così come viene invece detto che dobbiamo partecipare alla morte-risurrezione di Cristo. Non è alla nascita umana di Cristo, ma alla sua nascita divina che noi veniamo associati.

Occorre ricordare come, storicamente, la celebrazione della iniziazione cristiana abbia dato una dimensione di particolare attualità alla commemorazione annuale del mistero di morte e risurrezione di Cristo che veniva vissuto nel "passaggio" dei catecumeni alla vita nuova.

Inoltre, l'adesione interiore a questo "passaggio" del Signore, non è semplice atto individuale, ma un fatto universale, ecclesiale, causato da un intervento attuale di Cristo che agisce ora, oggi, per mezzo dei gesti sacramentali della sua Chiesa, per la trasformazione e la risurrezione del mondo.

La veglia pasquale

Finora abbiamo parlato dell'attualità del mistero pasquale. Vediamo ora come la liturgia, a partire almeno dalla metà del secondo secolo (e forse dalla fine della stessa epoca apostolica) celebri questo mistero.


Al centro sta la veglia pasquale che celebra l'intera storia della salvezza culminante nella morte e risurrezione di Gesù. 

Questa veglia comporta una celebrazione della parola (più estesa che nelle messe ordinarie), la celebrazione della iniziazione cristiana e la celebrazione eucaristica nella quale ha culmine lo stesso rito di iniziazione vissuto dai neofiti e rivissuto(mediante la rinnovazione delle promesse battesimali) da tutti i fedeli.