venerdì 30 gennaio 2015

MATRIMONI IRREGOLARI


Matrimoni irregolari


Dio perdona qualunque colpa, purché ci sia il vero pentimento e cioè la volontà di mettere fine ai propri peccati e di cambiare vita. 

Fra mille matrimoni irregolari (divorziati risposati, conviventi) forse solo qualcuno sfuggirà all'inferno, perché normalmente non si pentono neanche in punto di morte. 

Purtroppo, molti ormai ragionano come vuole il mondo e non più come vuole Dio.

La resurrezione dei morti sarà l'atto conclusivo della storia umana, il giudizio universale. Nel Credo noi proclamiamo che Gesù Cristo, salito al Cielo, ritornerà un giorno "Per giudicare i vivi e i morti". Gesù Cristo siede alla destra del Padre donde verrà a giudicare i vivi e i morti, e, "Alla sua venuta tutti gli uomini risorgeranno con i loro corpi e dovranno rendere conto delle loro azioni". 

Il Regno di Dio riceve il suo senso pieno dal suo compimento, dal suo momento finale, che si apre con la scena dell'universale giudizio al cospetto dell'unico giudice, il Cristo. San Paolo afferma che "noi tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Cristo per riportare ciascuno la ricompensa della sua vita mortale secondo quel che avrà fatto, o di bene o di male" (II Cor. 5, 10). 

E Matteo così la raffigura: "Quando verrà il Figlio dell'uomo nella sua maestà e tutti gli angeli insieme con lui, allora si assiderà sul suo trono glorioso. Tutte le genti saranno radunate davanti a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore che separa le pecore dai capri; e porrà a sua destra le pecore e i capri a sinistra. 

Allora il re dirà a quelli che stanno a destra: venite, o voi, benedetti del Padre mio a prendere possesso del Regno... e a quelli della sinistra dirà: andate via da me o voi, i maledetti, al fuoco eterno" (Mt 25, 31-41). Questo momento e questa scena ritorna sovente nella narrazione degli evangelisti e ritornano con insistenza nelle lettere di San Paolo. 

Il tema della parusia, ossia della venuta del Cristo alla fine dei tempi, è intimamente connesso con quello del giudizio universale, tanto da costituire due aspetti di una medesima realtà escatologica. 

Un eco di questo stato d'animo si ha, nelle lettere che San Paolo scrive ai Tessalonicesi, ammonendoli di non perdersi in vane questioni e di "non lasciarsi facilmente turbare lo spirito da dicerie e da pretese rivelazioni quasi che il giorno del Signore sia imminente"(II Tess. 2, 2), perché del giorno del Signore sappiamo solo una cosa: che "verrà come il ladro di notte": l'importante è tenersi sempre preparati (I Tess. 5, 2). 

L'attesa del giorno del Signore, documentata dalle lettere ai Tessalonicesi, come attesa di un evento prossimo, è uno degli argomenti su cui si fonda l'interpretazione escatologica della Chiesa.

La verità del giudizio universale non è solo una realtà rivelata, ma sembra venire incontro anche a certe necessità della ragione, perché la ragione ne avverte la convenienza e il significato. 

Il giudizio universale risponde alla natura sociale dell'uomo perché la vita del singolo si intreccia inevitabilmente con quella degli altri cosi anche le opere sia che siano buone o cattive si ripercuotono seppur in modo diverso anche nell'ambiente che circonda l'uomo. 

Anche se il giudizio individuale ha già definito la sorte del singolo tuttavia occorre che questo giudizio e questa sorte sia sancita e motivata dinanzi a tutti. Per questo, il giorno del giudizio è detto "il gran giorno" (Apoc. 6, 1). 

Quel giorno sarà per Gesù il tempo della glorificazione davanti a tutti gli uomini, e per gli uomini sarà il giorno della verità e della giustizia davanti a Dio.

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