sabato 14 marzo 2015

RIENTRA IN TE STESSO



Rientra in te stesso

Ripartiamo ancora una volta dal testo di san Paolo in cui si fa menzione, per la prima volta, della Pasqua cristiana.

Nella sua brevità esso dice molte cose. «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. 

Infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1 Cor 5, 7-8).

In questo testo si parla, in realtà, di due pasque: una Pasqua di Cristo, che consiste nella sua immolazione, e una Pasqua del cristiano che consiste nel passare dalla vecchiaia alla novità, dalla corruzione del peccato alla purezza della vita. 

La Pasqua di Cristo è già «fatta»; 

il verbo in questo caso è al passato: «è stato immolato». 

Nei suoi confronti c'è solo il dovere di crederla e celebrarla. 

La Pasqua del cristiano invece è tutta «da fare»; i verbi sono in questo caso all'imperativo: «purificatevi, celebriamo».


Ritroviamo, come si vede, in ambito cristiano, la caratteristica dialettica tra Pasqua di Dio e Pasqua dell'uomo. 

Questa distinzione riflette, del resto, altre distinzioni più note e generali: 

quelle tra kerigma e parenesi; 

tra fede e opere, 

tra grazia e libertà, 

tra il Cristo-dono e il Cristo-modello. 

La Pasqua di Dio, ora impersonata da Cristo, è l'oggetto del kerigma; 

è dono di grazia che si accoglie con la fede ed è sempre efficace per se stessa. 

La Pasqua dell'uomo è oggetto della parenesi; 

si attua mediante le opere e l'imitazione, postula la libertà, dipende dalle disposizioni del soggetto. 

La Pasqua appare così come il concentrato di tutta la storia della salvezza;

in essa si riflettono le linee e le strutture portanti dell'intera rivelazione biblica e di tutta l'esistenza cristiana.

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