lunedì 16 marzo 2015

RITORNARE AL CUORE


Ritornare al cuore

Due caratteristiche, o regole, governano la lettura morale dell'Antico Testamento e di tutta la Scrittura: 

primo, ciò che è avvenuto una volta (semel), deve ripetersi ogni giorno (quotídie); secondo, ciò che è avvenuto per tutti, in modo visibile e materiale, deve avvenire in ciascuno, in modo interiore e personale. 

Queste due regole si possono riassumere in due parole: attualizzazione e interiorizzazione. Iocredo che, per altra strada, l'esegesi recente, detta kerigmatica o esistenziale, ha raggiunto questa stessa conclusione, quando insiste sul «per me» e sul «qui e adesso» (hic et nunc) della parola di Dio.

Applichiamo ora tutto ciò alla Pasqua. Come possiamo concepire questa Pasqua «quotidiana», di carattere personale e interiore? Abbiamo già accennato a un aspetto di questa Pasqua morale, o Pasqua dell'uomo: quello che consiste nella purificazione dal lievito vecchio del peccato. 

Ora facciamo un passo avanti e mostriamo come la spiritualità pasquale non si limita a questo primo contenuto negativo che è la fuga dal peccato, ma getta la sua luce anche su ciò che viene dopo, nel cammino verso la santità.

Oggi è il caso di cogliere una sfumatura nuova di questo dinamismo pasquale, una nuova idea di passaggio: il «passaggio dentro», l'introversione o interiorizzazione! Il passaggio dall'esterno all'interno, da fuori a dentro di noi. Dall'Egitto della dispersione e dissipazione, alla terra promessa del cuore. 

Esiste una Pasqua esoterica nel senso più positivo del termine, cioè una Pasqua che si svolge dentro, nel segreto o che tende all'interno. Una pasqua insomma centripeta e non centrifuga. È  la Pasqua dell'uomo interiore, dell'uomo «nascosto nel cuore», come lo chiama la Scrittura (cf 1 Pt 3, 4). 

Nel Deuteronomio troviamo questa prescrizione circa la Pasqua: «Guardati dal celebrare la Pasqua in qualsiasi luogo, ma immolerai la Pasqua soltanto nel luogo che il Signore avrà scelto per fissarvi il suo nome» (cf Dt 16, 5). Qual è questo luogo scelto dal Signore? Una volta esso era il tempio di Salomone, il tempio storico; ora, come abbiamo visto, esso è il tempio spirituale o personale che è il cuore del credente. «Siamo noi il tempio del Dio vivente! » (2 Cor 6, 16). 

È qui dunque che si celebra in definitiva la vera Pasqua, senza la quale tutte le altre restano incompiute e inefficaci.

Interiorizzare la Pasqua significa, nello stesso tempo, attualizzarla, cioè renderla significativa per il nostro tempo e per l'uomo d'oggi. Anche la Pasqua, come tutte le grandi realtà della Bibbia, è una «struttura aperta», capace cioè di accogliere nuove sfide e nuovi contenuti. Come la Scrittura «cresce, crescendo quelli che la leggono», così la Pasqua cresce, crescendo coloro che la celebrano.

In che consiste questo «passaggio all'interno», ce lo facciamo spiegare da sant'Agostino che in questo, come in molti altri casi, ci appare come il primo dei moderni. 

In un discorso al popolo, egli commenta un versetto del profeta Isaia che nella versione da lui usata diceva: «Tornate, o prevaricatori al cuore (redite, praevaricatores ad cor)» (Is 46, 8). A un certo punto, egli lancia questo appassionato appello: «Rientrate nel vostro cuore! Dove volete andare lontano da voi? Andando lontano vi perderete. Perché vi mettete su strade deserte? 

Rientrate dal vostro vagabondaggio che vi ha portato fuori strada; ritornate al Signore. Egli è pronto. Prima rientra nel tuo cuore, tu che sei diventato estraneo a te stesso, a forza di vagabondare fuori: non conosci te stesso, e cerchi colui che ti ha creato! Torna, torna al cuore, distaccati dal corpo... 

Rientra nel cuore: lì esamina quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l'immagine di Dio; nell'interiorità dell'uomo abita Cristo, nella tua interiorità tu vieni rinnovato secondo l'immagine di Dio».


Se vogliamo un'immagine plastica o, un simbolo, che ci aiuti ad attuare questa conversione verso l'interno, ce la offre il Vangelo con l'episodio di Zaccheo. Zaccheo è l'uomo che vuol conoscere Gesù e, per farlo, esce di casa, va tra la folla, sale su un albero... Lo cerca fuori. 

Ma ecco che Gesù passando lo vede e gli dice: «Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19, 5). Gesù riconduce Zaccheo a casa sua e lì, nel segreto, senza testimoni, avviene il miracolo: egli conosce veramente chi è Gesù e trova la salvezza. Noi somigliamo spesso a Zaccheo. 

Cerchiamo Gesù e lo cerchiamo fuori, per le strade, tra la folla. Ed è Gesù stesso che ci invita a rientrare in casa nostra nel nostro stesso cuore, dove lui desidera incontrarsi con noi.

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