domenica 19 aprile 2015

CRISTO PRESENTE NEI MONASTERI


CRISTO PRESENTE NEI MONASTERI

Il Concilio non fa altro che riportare in evidenza una esperienza che da sempre aveva accompagnato la storia della vita religiosa, anche se forse non era mai stata tematizzata e approfondita così come ai nostri giorni. 

Il monastero è stato più volte considerato luogo della presenza di Cristo in mezzo ai suoi discepoli. 

Leggiamo, ad esempio, in Teodoro Balsamon: "Poiché dalla divina bocca è stato detto: "dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro", è necessario che almeno in tre fondino un'opera, che si mette sotto la denominazione di monastero", Basilio più volte nell'Asketicon riferisce alla sua comunità il passo di Matteo 18, 20. 

Giovanni, vescovo di Antiochia, a sua volta così definisce il monastero: "Non sai forse cosa sia un monastero? 

È una casa tutta sacra, forse eretta in nome di Cristo Dio, nei cui sacri penetrali ci sono dipinti di Lui, dei suoi miracoli e delle sue divine sofferenze. 

Nel tempio ci sono i libri sacri e il sacro prezioso arredo. 

C'è la santa comunità di coloro che per Dio hanno rinnegato il mondo, ciò che è nel mondo e se stessi. 

Essi stanno presso Dio, sono in ascolto di Lui, giorno e notte cantano e salmeggiano... E lo hanno sempre in mezzo a loro, secondo la sua sicurissima e divina promessa: "poiché dove sono due o tre riuniti nel mio nome - Egli ha detto -, io sono in mezzo a loro"".

Particolarmente vive, al riguardo, sono le parole che Angela Merici rivolge alle donne che devono custodire le vergini consacrate: "Specialmente abbiate cura che esse siano unite e concordi di volere, così come si legge degli Apostoli, e di altri cristiani della Chiesa primitiva.

 Anche voi sforzatevi di essere così con tutte le figlioline vostre, perché quanto più sarete unite, tanto più Gesù Cristo sarà in mezzo a voi a guisa di padre e buon pastore". 

"L'ultima parola mia, che vi dico, e con la quale perfino col mio sangue vi prego, è che siate concordi, unite insieme tutte di un solo cuore e di un solo volere. 

Siate legate l'una all'altra col legame della carità, apprezzandovi, aiutandovi, sopportandovi in Gesù Cristo. Poiché, se vi sforzerete di essere così, senza dubbio il Signore Iddio sarà in mezzo a voi".


Quest'ultimo testo, oltre a confermare la visione della comunità come luogo della presenza del Risorto, fa risaltare la particolare natura di tale presenza. 

Essa esige l'apporto costitutivo delle persone che compongono la comunità, consistente in un atteggiamento concreto e radicale di amore reciproco, tale da creare un ambiente di comunione e di unità. 

Per avere la presenza del Signore risorto occorre infatti essere riuniti "nel suo nome". Non basta una riunione qualsiasi. 

Quella del Risorto nella comunità, ha scritto Congar, è "una presenza di alleanza, quella in cui Dio si è impegnato con promessa ad essere attivo, nella sua grazia, nelle operazioni ecclesiali, una volta poste le condizioni e rispettate le strutture dell'alleanza", che sono appunto la comunione fraterna, il radunarsi "nel suo nome". 

Ciò è particolarmente consono alla comunità religiosa, che è unita proprio nel nome di Gesù, per vivere alla sua sequela, in obbedienza alla sua parola, soprattutto al comandamento dell'amore reciproco. 

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