sabato 11 aprile 2015

IL COMANDAMENTO DELL'AMORE RECIPROCO


IL COMANDAMENTO DELL'AMORE RECIPROCO

Abbiamo già detto che la traduzione in situazione umana della legge trinitaria è il comandamento dell'amore reciproco: "Come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13, 34; cf. 15, 12.17).

In esso, se rispecchia la dinamica trinitaria, dovremo trovare anche quel non essere che caratterizza quella dinamica. 

L'elemento kenotico infatti è presente nel comandamento nuovo, ed è dato da quel "come io vi ho amati". L'"amatevi tra di voi" dice pericoresi tra i membri della comunità. Il "come io vi ho amati" dice la modalità dei rapporti mutui. 

Gesù ha amato fino a dare la vita per gli amici, ha amato fino al segno estremo della morte e della morte di croce (cf. Gv 13, 1) fino alla perdita della propria identità, a non essere, nella perdita di rapporto con il Padre. 

"Sì, Gesù crocifisso e abbandonato è il modo di amare i fratelli. La sua morte in croce, abbandonato, è l'altissima, divina, eroica lezione di Gesù su cosa sia l'amore".

Gesù non solo si pone come modello, ma offre anche la possibilità di amare come lui ha amato. Comunica infatti lo stesso amore con cui lui ha amato. 

Se è vero che la vita cristiana è la continuazione della vita di Cristo nei cristiani, la nostra carità non è soltanto l'imitazione della sua carità ma, più profondamente, essa è la partecipazione a questa carità e il suo prolungamento; non possiamo amare cristianamente se non per mezzo di Gesù e in Gesù.

Il come del comandamento nuovo può infatti essere inteso anche in senso causale oltre che proposta di un modello da imitare. 

Può essere letto nel senso di perché: amatevi perché io vi amo; amandovi vi comunico il mio amore e quindi la capacità di amare.

Il come del comandamento nuovo rimanda infatti a un altro come: "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; restate nel mio amore" (Gv 15, 9).

Gesù ci ha amati, dunque, con lo stesso amore col quale il Padre e Lui si amano, rendendoci in tal modo capaci di un'analoga relazione d'amore tra noi. L'amore fraterno è reso possibile dall'amore con cui Cristo ci ama.

È significativo che la duplice enunciazione del comandamento nuovo includa il discorso sui tralci e la vite (cf. Gv 15, 1-7) e l'enunciazione della linea discendente dell'agape (cf. Gv 15, 9). 

E l'unica agape divina che unisce nello Spirito il Padre e il Figlio, il Figlio e i figli, i figli - nel Figlio - col Padre e tra loro. 

Non si tratta, naturalmente, di un amore della stessa identità o della stessa santità di quello di Gesù, ma "di un amore della stessa qualità o della stessa natura". 

Il come del comandamento nuovo infatti "non indica un semplice paragone, una analogia più o meno lontana o una somiglianza superficiale (...), ma una conformità profonda, poiché l'esempio di Gesù è anche la norma dell'amore e il suo fondamento". 

Si tratta, in definitiva, di "un'accezione teologica pregnante: l'imitazione è somiglianza, prolungamento e assimilazione: come il Padre ama Gesù, così Gesù ama i credenti (cf. Gv 15, 9; 17, 23) e i credenti devono amarsi dello stesso amore (cf. Gv 15, 12) (...); come il Padre e il Figlio sono uno, i discepoli devono essere uno (cf. Gv 17, 21)". 

Per questo Gesù può chiedere al Padre che si realizzi tra i discepoli quella pienezza di unità che c'è tra il Padre e Lui: "Tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anche essi in noi una cosa sola" (Gv 17, 21).

"Solo Cristo - ha scritto Chiara Lubich riprendendo queste parole del Vangelo di Giovanni - può fare di due uno, perché il suo amore, che è annullamento di sé (amore infuso in noi dallo Spirito Santo), ci fa entrare fino in fondo nel cuore degli altri". 

In chi "si annulla" e "fra due" che si uniscono annullandosi l'uno nell'altro, per amore, "Cristo rivive e, nel Cristo, il Padre". 

Questa unità, prosegue Chiara Lubich, esige un amore ai fratelli che è "annullamento di sé", perché Cristo viva in ognuno, e dall'unità tutti riaffiorino uguali e distinti. Si rivive il mistero trinitario dove "i Tre vivono unificandosi per la loro stessa natura: Amore, e unificandosi (= annullandosi) si ritrovano". 

"Quando Gesù è fra noi, siamo uno e siamo tre, ciascuno dei quali è uguale all'uno".


Torneremo più avanti sulle esigenze che questo annullamento comporta e sulla concreta dinamica comunitaria che ne deriva. 

Per adesso rimaniamo sul versante teologico per cogliere un'ulteriore componente dell'evento pasquale, quella appena accennata, del Risorto che vive nella comunità.

Nessun commento:

Posta un commento