giovedì 23 aprile 2015

LA COMUNITA' RELIGIOSA


LA COMUNITA' RELIGIOSA

La comunità religiosa, allora, è luogo in cui Cristo si fa presente e si visibilizza la Chiesa; autentico luogo della sequela dove si continua l'esperienza dei Dodici e dei discepoli attorno al Maestro. 

Lui stesso si fa presente tra coloro che ha chiamato e consacrato a sé, costituendoli in comunità. Lui stesso vive in mezzo a loro facendosi loro koinonia.

Come abbiamo rilevato precedentemente, l'amore tra i membri della comunità non è solo un impegno etico. 

È piuttosto il frutto dello stesso amore divino partecipato. Nella reciprocità dell'amore all'interno della comunità, è l'amore stesso di Cristo che ama. 

Lui è l'io che ama e il tu che riceve l'amore, così che "il Figlio di Dio incarnato, presente nella sua comunità umana a titolo di "io" e di "tu", vi forma anche un "noi"". 

Partendo da questa natura teologale della carità, J. Galot può affermare la realtà ontologica della presenza promessa da Gesù: "Bisogna riconoscere pieno valore all'affermazione di Gesù: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20). Sarebbe non comprendere il senso profondo dell'affermazione intendendola unicamente come una presenza morale del Cristo in ogni riunione. 

Questa presenza conserva tutta la sua realtà. È una presenza ontologica".

M. Zago, superiore generale degli Oblati di Maria Immacolata, commentando la Regola del suo Istituto che presenta la comunità degli apostoli con Gesù come il modello di vita, mi sembra sia riuscito a sintetizzare efficacemente la duplice dimensione - di alleanza e ontologica - di questa presenza. 

"Non si tratta - egli spiega - di un modello puramente esteriore, ma dell'attuarsi della stessa realtà. Anche se il modello si attua in modo analogo, esso tuttavia rimane pur sempre reale. 

Cristo ci chiama, ci riunisce ed è presente. Lo seguiamo e ne diventiamo cooperatori nella comunità e attraverso la comunità, perché Cristo si fa presente in essa: "là dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20). 

La santità e la missione passano per la comunità non perché questa ne è un mezzo, ma perché Cristo si fa presente in essa e attraverso di essa. 

Certo, questa presenza non si realizza con una parola sacramentale come nell'Eucaristia, ma con il nostro stesso modo di vivere cristiano.

 La Costituzione 37 ci dà la chiave teologica e ci indica la via esperienziale per realizzare la comunità-missione: "Nella misura in cui cresce tra loro la comunione di spirito e di cuore, gli Oblati testimoniano agli uomini che Gesù vive in mezzo ad essi e fa la loro unità per mandarli ad annunciare il suo Regno"".

La medesima realtà, con accenti altrettanto forti, è espressa nei confronti di altre forme di vita comune. Madeleine Delbrel in un testo dal titolo significativo: A proposito della nascita di piccole comunità laiche, scrive: ""Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro". 

Vivere in comunità è un esprimere per il mondo una sorta di sacramento. 

È un garantire la presenza di Gesù. 

La vita comune vissuta con spirito di carità totale è una scintilla di cui difficilmente si può fare a meno per accendere il fuoco con coloro che ci circondano. 

La testimonianza di uno solo, che lo voglia o meno, porta soltanto la sua firma. La testimonianza di una comunità porta, se questa è fedele, la firma del Cristo", 

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