sabato 4 aprile 2015

LA KENOSI RIVELA ALTERITA' E UNITA'


LA KENOSI RIVELAZIONE DELL'ALTERITÀ E DEL RAPPORTO DI UNITÀ

La teologia contemporanea ha trovato nell'evento pasquale il luogo privilegiato per la comprensione del mistero trinitario. 

In esso infatti, come abbiamo precedentemente accennato, Dio si rivela in pienezza come distinzione e unità di Persone e si partecipa all'umanità fatta Chiesa. 

Occorrerà quindi che la comunità religiosa, così come ogni altra espressione di comunione ecclesiale, ritorni continuamente a immergersi nel mistero del Cristo che muore sulla croce per entrare, attraverso di esso, nel dinamismo della koinonia.

Il morire di Cristo sulla croce apre l'intelligenza del mistero di Dio come relazione d'amore, mostrando, nello stesso tempo, il dinamismo di tale amore. 

Ci siamo già soffermati, nel capitolo precedente, sulle relazioni intratrinitarie che fondano quelle ecclesiali e le modellano. 

Ma non abbiamo ancora approfondito il modo con cui le relazioni avvengono all'interno della Trinità, e, conseguentemente, all'interno della comunità umana. 

Ora, è proprio a partire dal mistero pasquale che l'agape trinitaria, in quanto struttura di reciprocità, mostra di possedere una caratterizzazione particolare: quella kenotica. 

La kenosi cristologica rivela la dinamica dell'agape trinitaria, facendo intuire che il momento della kenosi è implicito e intrinseco al concetto stesso di agape.

L'interpretazione del Mysterium Paschale, offerta ripetutamente da von Balthasar e divenuta un assunto della teologia contemporanea, è che "l'ultimo presupposto della kenosi è l'altruismo delle Persone (come pure relazioni) nella vita intratrinitaria dell'amore".

Gesù ha mostrato il modo e la misura dell'amore, dell'unico amore che Gesù può vivere, ossia quello trinitario, sulla croce, dove "si è annientato" (Fil 2, 7). 

Ha vissuto l'esperienza dell'annientamento, della kenosi, fino a sperimentare l'abbandono del Padre, espresso nel grido: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15, 34). 

In questo grido, la Trinità si svela e si partecipa. Esso dice separazione di Gesù dal Padre. 

E la traduzione, nella situazione umana, del rapporto che si vive all'interno della Trinità tra il Figlio e il Padre. Il distacco di Gesù dal Padre rimanda alla generazione eterna del Figlio che il Padre opera nel suo seno. Il Padre fa il Figlio altro da sé, in una generazione d'amore che è infinito gaudio. 

Riverberata sulla terra, l'alterità che nasce dalla generazione è patita, dall'umanità di Gesù, come doloroso abbandono, che riecheggia, assume e consuma l'abbandono e la lontananza da Dio in cui il peccato ha gettato l'uomo. 

Nel suo grido sulla croce, Gesù "ci dischiude l'intelligibilità del mistero trinitario dell'Agàpe divina: è donandosi, e spingendo questa donazione di sé sino all'abisso dell'abbandono e della morte, che la persona del Verbo incarnato realizza la sua propria identità nell'unità col Padre".


In un suo prezioso documento, la Commissione Teologica Internazionale ha fatto propria questa interpretazione del mistero dell'abbandono di Gesù sulla croce. 

Vi si legge che il "distanziarsi del Figlio rispetto al Padre nel suo svuotamento kenotico" e nell'esperienza dell'abbandono da Lui vissuta è "l'aspetto proprio, nell'economia della redenzione, della distinzione (estrema) delle Persone della Santa Trinità, che peraltro sono perfettamente unite nell'identità di una stessa natura e di un amore infinito". 

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