giovedì 2 aprile 2015

L'EREMITA E IL SUO EREMITAGGIO


L'eremita e il suo eremitaggio

Ma cerchiamo anche di vedere come fare, concretamente, per ritrovare e conservare l'abitudine all'interiorità. Mosè era un uomo attivissimo. 

Ma si legge che si era fatta costruire una tenda portatile e a ogni tappa dell'esodo fissava la tenda fuori dell'accampamento e regolarmente entrava in essa per consultare il Signore. 

Lì, il Signore parlava con Mosè «faccia a faccia, come un uomo parla con un altro» (Es 33, 11).

Ma anche questo non sempre si può fare. 

Non sempre ci si può ritirare in una cappella o in un luogo solitario per ritrovare il contatto con Dio. 

San Francesco d'Assisi suggerisce perciò un altro accorgimento più a portata di mano. 

Mandando i suoi frati per le strade del mondo, diceva:

Noi abbiamo un eremitaggio sempre con noi dovunque andiamo e ogni volta che lo vogliamo possiamo, come eremiti, rientrare in questo eremo. 

«Fratello corpo è l'eremo e l'anima l'eremita che vi abita dentro per pregare Dio e meditare». 

Francesco riprende così, in forma tutta sua, l'antica e tradizionale idea della cella interiore che ognuno porta con sé, anche andando per strada, e in cui è sempre possibile ritirarsi con il pensiero, per riannodare un contatto vivo con la Verità che abita in noi.

Maria è l'immagine plastica dell'interiorità cristiana. 

Ella che per nove mesi ha portato, anche fisicamente, il Verbo di Dio nel suo grembo, che lo ha «concepito nel cuore prima ancora che nel corpo», è l'icona stessa dell'anima introversa, cioè, alla lettera, rivolta dentro, attirata dentro. 

Di lei si dice che meditava in cuor suo tutte le cose (cf Lc 2, 19). Le interiorizzava, le viveva dentro. 

Quanto ha bisogno la Chiesa di specchiarsi in questo modello! 

Mai come in questo caso bisognerebbe prendere sul serio la dottrina del Vaticano II, secondo cui Maria è «figura della Chiesa»: quello che si osserva in lei si dovrebbe vedere anche nella Chiesa.


A lei chiediamo di ottenerci di fare questa Pasqua nuova che consiste nel passare dall'esteriorità all'interiorità, dal chiasso al silenzio, dalla dissipazione al raccoglimento, dalla dispersione all'unità, dal mondo a Dio.

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