mercoledì 20 maggio 2015

IL MISTERO PASQUALE NUCLEO DELL'ANNO LITURGICO


Il Mistero Pasquale nucleo dell’Anno liturgico

Nucleo dell’anno liturgico è la passione e la risurrezione di Cristo. Quest’azione salvifica centrale viene designata “Mistero Pasquale”. 

Mistero in senso liturgico significa l’insondabile azione salvifica divina in Cristo per gli uomini. La parola greco-latina Pascha risale all’ebraico Pesach. 

Questa indica originariamente il passaggio dell’angelo sterminatore che risparmia le case degli ebrei, che vivono nella schiavitù egiziana. 

In seguito essa viene riferita anche al passaggio del popolo attraverso il Mar Rosso e il deserto pieno di pericoli, fino alla Terra promessa. 

Pesach sta poi a indicare anche il pasto rituale, memoriale di tutto ciò che si celebrava il 14 Nisan (il plenilunio del primo mese di primavera), nel quale veniva mangiato l’«agnello di Pesach» come pasto sacrificale.

Per la primitiva comunità cristiana era evidente il rapporto tra questa azione divina salvifica di un tempo e l’evento redentore di Cristo, tanto più che la crocifissione di Cristo coincise con il giorno di preparazione della festa ebraica di Pasqua (cf. Gv 19, 14). 

Era l’ora in cui nel Tempio venivano immolati gli agnelli pasquali. Così S. Paolo ispirandosi chiaramente al contenuto della festa pasquale ebraica può scrivere: «E infatti Cristo, nostra pasqua, è stato immolato!» (1Cor 5, 7; cf. Gv 19, 36; 1Pt 1, 19; Ap 5, 6.9). 

Egli col suo passaggio attraverso la spogliazione di sé, la passione e la morte, attraverso la risurrezione e la glorificazione, ha condotto il popolo di Dio della nuova Alleanza alla comunione salvifica di grazia e di vita con Dio Padre (cf. Col 1, 12).

Parlando del Mistero Pasquale non dobbiamo pensare solo alla risurrezione il mattino di Pasqua, ma dobbiamo includere, come diceva Sant’Agostino: «l'intero triduo santissimo del Signore crocifisso, sepolto e risorto»[1], dalla sera del Giovedì Santo alla domenica di Pasqua inclusa.

Questo nucleo dell’anno liturgico come fatto storico appartiene certo al passato, ma il suo elemento essenziale, il dono di sé e l’obbedienza fino alla morte continuano a vivere e a operare in Cristo glorificato. Poiché la sua volontà salvifica è universale egli, come sommo sacerdote della nuova Alleanza, ne rende partecipi gli uomini di tutti i tempi, ogni volta che essi si riuniscono in assemblea per le celebrazioni liturgiche.

Questo irradiamento attraverso l’anno liturgico non può tuttavia essere inteso erroneamente come un dono di grazie operante automaticamente. Si tratta di un’offerta di grazia da parte di Dio agli uomini liberi in vista di un incontro di partecipazione, nel quale l’uomo deve portare la fede nella sua piena espressione. 

Ciò significa, nel senso del NT, sia professione di fede che fiducia e disponibilità alla volontà del Padre. E’ la fede che è caratterizzata dalla carità ed è operante attraverso di essa (cf. Gal 5, 6). Quando l’uomo si apre in tal modo all’offerta di salvezza di Dio, il mistero pasquale diventa efficace e fruttuoso.


Se noi prendiamo in mano gli scritti neotestamentari, ci possiamo accorgere che essi non hanno ancora alcuna chiara affermazione su una celebrazione annuale del Mistero Pasquale, anche se alcuni testi lasciano supporre che già la comunità primitiva celebrasse la festa ebraica di Pasqua con senso cristiano (cf. 1Cor 5, 7s.). Testimonianze chiare si hanno solo nella seconda metà del sec. II quando scoppiò la cosiddetta controversia pasquale. 

Ci spieghiamo meglio: mentre i cristiani dell’Asia Minore e della Siria compivano la celebrazione annuale, indipendentemente da un determinato giorno della settimana, sempre il 14 di Nisan, il plenilunio del primo mese di primavera, la rimanente parte della cristianità si decise per la domenica dopo il 14 di Nisan. 

Il Concilio di Nicea dell’anno 325 pose termine a questa controversia interna della Chiesa a motivo della data pasquale con la prescrizione di celebrare sempre la Pasqua la domenica dopo il primo plenilunio di primavera. 

Con questo ordinamento dipendente dalle fasi lunari si accettò che questa data di Pasqua, in un computo del tempo basato sul sole, avesse un’oscillazione di cinque settimane (22 marzo - 25 aprile) e che così una gran parte dell’anno liturgico fosse caratterizzata da feste mobili. 

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