lunedì 25 maggio 2015

IL TRIDUO PASQUALE


Il triduo pasquale

Spesso, quando si parla con i sacerdoti, si ha impressione che ci sia un certo senso di disagio nei confronti della liturgia del Triduo Pasquale. 

Si ha l’impressione che la parrocchia abbia fatto un grande sforzo per riuscire a portare a termine una serie di celebrazioni che sono come un corpo estraneo rispetto al ritmo, alla spiritualità e alla pastorale della parrocchia. 

E dobbiamo notare che non si tratta soltanto della fatica aggiuntiva dovuta a una serie di celebrazioni più complesse. C’è qualcosa di più profondo: soprattutto c’è la difficoltà di coinvolgere i fedeli. 

La frequenza alle celebrazioni della Settimana Santa è piuttosto bassa, decisamente inferiore alla frequenza dell’Eucaristia domenicale. Tra i riti del Triduo, quello che registra un maggior afflusso di fedeli è la Veglia Pasquale.

Inoltre, progettare, celebrare e vivere questi tre giorni non è un compito semplice. Dobbiamo parlare allora di alcune difficoltà da superare. 

In primo luogo, volendo dare spazio in parrocchia a gruppi e comunità in vista di un loro coinvolgimento operativo e di una partecipazione attiva, ci accorgiamo che non è facile creare un amalgama tale che possano diventare il nucleo portante della celebrazione anche per gli altri fedeli. Infatti la pluralità dei percorsi, le diverse sensibilità, le multiformi esperienze fanno sì che quanto viene sentito prioritario in un gruppo, altrettanto non lo è per un altro. 

A questo aggiungiamo anche le difficoltà che nasce quando si voglia far emergere un tessuto comunitario. Questa difficoltà rende poco incisive le varie proposte catechetico-liturgiche che arrivano dai singoli uffici diocesani o dal Vescovo. E così la crescita qualitativa della comunità stenta a decollare.

Bisogna crescere, bisogna aprire il cuore e la mente, bisogna “convertirsi” all’insegnamento proveniente della liturgia e dai suoi molti linguaggi, bisogna valorizzare le scelte e le proposte dei singoli centri diocesani e del Vescovo.
Nella liturgia deve avvenire il coinvolgimento dei cinque sensi (vista, udito, tatto, gusto, odorato). Di conseguenza si deve insistere molto sulla eloquenza dei segni, intesi come registri musicali diversi, ma convergenti in modo che la celebrazione sia sinfonica, non “cacofonica”!

Dopo la celebrazione vissuta rimane l’impegno di vivere con frutto la festa pasquale che si protrae fino a Pentecoste. Prima di passare ad alcuni dati storici, vorrei citare alcune frasi del giovane Giovanni Battista Montini che nel 1917, dopo la celebrazione delle feste pasquali, scrive al suo vescovo: 

“Se sapessi trascriverle tutta l’intensità delle impressioni che mi hanno lasciato le celebrazioni della Settimana Santa, avrei da scrivere per un pezzo.

Vedere questa pulsazione della vita cristiana, di vera vita perciò, attraversare con ritmo costante e solenne i secoli e le generazioni più diverse; osservare quelle semplici frotte di contadini, abbracciate dal sole dei campi, piegarsi con istintiva riverenza all’«Incarnatus est», mentre le più semplici e più vive note d’un canto liturgico ti fanno scorrere un brivido ignoto nell’anima;

sentirsi confusi tra una folla immensa e riverente e stretta insieme da soli vincoli cristiani, sotto le volte di un tempio che veglia maestoso sulle case del paese; vedere ancora tra i fumi profumati d’incenso una persona invocare la grazia di Dio: tutto questo insomma mi pare uno spettacolo degno della grandezza del glorioso regno dei cieli”. 

Ci auguriamo che anche le nostre comunità parrocchiali possano plasmarsi su questi valori della liturgia pasquale per poter sempre esprimere nella vita il sacramento pasquale ricevuto nella fede.


Dobbiamo ricordare che originariamente la Chiesa celebrava la propria festa di Pasqua in un solo giorno e precisamente nella sola notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua. Dal sec. IV, a partire da una prospettiva più storicizzante e da una forma di rappresentazione imitativa, si formò il «triduo santissimo del Signore crocifisso, sepolto e risorto». 

Le celebrazioni liturgiche di questi tre giorni, dalla sera del Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua, rappresentano da allora la vera celebrazione annuale del Mistero Pasquale. 

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