domenica 10 maggio 2015

LA PRESENZA DEL RISORTO


LA PRESENZA DEL RISORTO

La presenza del Risorto diventa inoltre garanzia di luce per quel discernimento comunitario oggi così esigito con urgenza da tanti. 

Davanti al compito che la comunità ha di valutare il proprio progetto di vita, le scelte pastorali, le decisioni da prendere, Cristo stesso, con la sua azione illuminatrice, si fa interprete del disegno del Padre sull'intera comunità.

Lui presente nella comunità illumina infine le coscienze a livello personale. La presenza del Signore, è stato detto, è come un "altoparlante di Gesù in ciascuna anima", che "ingigantisce la sua voce dentro di noi e ci rende più atti a coglierla: a cogliere (e a vivere di conseguenza) l"'uomo nuovo" in noi". 

Nell'unità si percepisce meglio ciò che Dio chiede a ciascuno e si è più disponibili a conformarsi al suo volere. Appaiono con maggiore immediatezza i difetti da eliminare, i passi in avanti da compiere, le scelte da operare.

L'azione del Maestro nella sua comunità, oltre a essere illuminativa, è volta a rafforzare la volontà portando a compimento ciò che si è percepito. Comunica il coraggio, la parrhesia, la forza per intraprendere il cammino di santità e per affrontare le difficoltà inerenti alla crescita spirituale: le contraddizioni esterne, le prove interiori, gli scoraggiamenti. 

Infonde gioia, e porta la pace anche in mezzo alle situazioni più difficili. "Grande è la forza proveniente dall'essere riuniti - scrive in proposito Giovanni Crisostomo commentando la sentenza dei Proverbi: 

"Il fratello aiutato dal fratello è come una città forte" (18,19) - perché, stando riuniti insieme, cresce la carità: e, se cresce la carità, necessariamente cresce [fra noi] la realtà di Dio". Si intravede in queste parole anche l'aspetto di protezione contro il male. Il Signore presente tra fratelli uniti difende dalla tentazione, dal pericolo, dalle avversità.

Ma queste sono solo alcune espressioni di ciò che compie il Signore presente nella comunità. Si potrebbe parlare della vita di preghiera: non è Lui che tra quanti pregano si fa preghiera al Padre? Si potrebbe parlare del sostentamento materiale: Gesù non ci ha detto di cercare prima di tutto il Regno di Dio, sicuri che così facendo tutto il resto ci sarebbe venuto in sovrappiù?

Ma il "Regno di Dio è in mezzo a voi" (Lc 17, 21). E Lui, quindi, reso presente e vivo nella comunità, che attira la provvidenza del Padre. E ancora: non è Lui che irradia la luce e permette quella testimonianza di vita che incide su quanti vengono a contatto con la comunità? Potremmo continuare. In definitiva, la vita di unità fa vivere ogni membro della comunità e gli permette di crescere in ogni espressione della vita.

La comunità inoltre - e siamo a un altro degli effetti del Signore vivente in essa - non vive per se stessa. Cristo la apre e la pone in atteggiamento di servizio, la rende strumento della sua diaconia e testimonianza di vita nuova, la lancia ad annunciare e a trasmettere il mistero che l'ha salvata. Il Risorto che vive in essa la rende testimone della sua risurrezione. 

Come il Risorto invia gli apostoli nel mondo intero il giorno dell'Ascensione, e come lo Spirito proietta la prima comunità cristiana al di fuori del Cenacolo il giorno della Pentecoste, così ogni comunità religiosa, fatta autentica comunità pneumatica del Risorto, è proiettata verso il mondo, apparendo intrinsecamente apostolica per natura.

Il Signore presente in mezzo ai suoi informa tutti gli aspetti della vita della comunità. Ai religiosi non rimane che vivere nell'amore vicendevole, di quell'amore che egli infonde donando il proprio Spirito. 

"Come il Padre e il Figlio amandosi (similmente a due legni che ardono incrociati) mandano un'unica fiamma: lo Spirito Santo", così noi, amandoci come loro, "bruciando come tanti legni sovrapposti, dalla nostra morte totale sprigioneremo un'unica fiamma: lo Spirito Santo, lo Spirito del Risorto in mezzo a noi...".


Ci introduciamo così alla conclusione della contemplazione del mistero pasquale: lo Spirito dato dal Risorto alla sua comunità. Il dono dello Spirito è infatti componente intrinseca del mistero pasquale. 

Morte, risurrezione e invio dello Spirito sono l'unico mistero, che per noi si storicizza nel tempo in una successione di momenti.

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