mercoledì 1 luglio 2015

CELEBRAZIONE VEGLIA PASQUALE


La celebrazione della Veglia Pasquale

Il Sabato Santo, come giorno del riposo nel sepolcro e del digiuno di lutto, fin dai tempi antichi non ebbe alcuna liturgia propria. Col cadere dell’oscurità si iniziava la «madre delle veglie» (S. Agostino), la santa veglia notturna a celebrazione della morte e risurrezione del Signore.

«Nella grande antitesi tra notte e luce del mattino, digiuno e banchetto eucaristico, lutto e gioia festiva si viveva in modo irresistibile il contrasto tra morte e vita, caduta e risurrezione, Satana e Kyrios, antico e nuovo eone».

La rinnovata liturgia della Veglia Pasquale si compone di lucernario, liturgia della Parola, liturgia battesimale e liturgia eucaristica.

Il lucernario si inizia con la benedizione del fuoco, la preparazione e accensione del cero quale luce di Cristo, e la processione con cui è introdotto nella chiesa buia, che è quindi illuminata dai ceri dei fedeli accesi al cero pasquale. Segue il solenne annunzio pasquale, detto anche dalla parola iniziale latina Exultet.

La liturgia della Parola ha nove letture bibliche, di cui le due ultime dal NT (Rm 6, 3-11 e un vangelo della risurrezione da uno dei sinottici, secondo l’anno del ciclo). 

Per motivi pastorali il numero delle letture veterotestamentarie può essere ridotto al massimo a due. A ciascuna segue un salmo responsoriale ed una orazione. Dopo l’ultima lettura dell’AT il sacerdote intona il Gloria durante il quale suonano di nuovo le campane. Per la prima volta viene quindi cantato di nuovo l’Alleluia.

 La Liturgia battesimale: poiché la Veglia Pasquale fin dai tempi antichi era una data preferita per il battesimo, è desiderabile che anche durante la Veglia Pasquale si celebrasse (se è possibile) questo sacramento!

Dopo la presentazione dei battezzandi e le Litanie dei Santi in forma abbreviata, si ha la benedizione dell’acqua con una preghiera epicletica (e l’immersione del cero, facoltativa). 

Dopo la rinunzia a Satana e la professione di fede è amministrato il battesimo; gli adulti e i ragazzi nell’età del catechismo vengono anche confermati dal vescovo se è presente, o dal sacerdote celebrante. 

Se non ci sono battezzandi né si deve benedire il fonte battesimale si fa la benedizione dell’acqua lustrale. 

Dalla restaurazione della veglia pasquale nel 1951 è prevista a questo punto la rinnovazione delle promesse battesimali, cui segue l’aspersione dell’assemblea con l’acqua benedetta. Si ha quindi la preghiera universale.

Essa fa da ponte alla liturgia eucaristica nella quale l’azione salvifica pasquale è espressa particolarmente, prescindendo dalle orazioni presidenziali, nel prefazio, nelle inserzioni delle Preghiere eucaristiche I-IV (ricordo e/o intercessioni particolari per i neobattezzati), nella benedizione solenne tripartita e nel doppio Alleluia del congedo.


Le successive ore diurne della Domenica di Pasqua non avevano originariamente alcuna celebrazione eucaristica. 

Questa sorse solo quando verso la fine del sec. VI la messa della risurrezione finiva già prima della mezzanotte. 

Del resto la pietà popolare in certi paesi si era creata negli ultimi secoli un surrogato della Veglia Pasquale perduta, nella tradizionale Celebrazione della risurrezione nel primo mattino della Domenica di Pasqua, prima che iniziasse la prima messa. 

Dubbio sembra anche il tentativo, considerando i frequentatori della messa solenne del giorno di Pasqua, che non hanno partecipato alla celebrazione notturna, di riprendere in tale messa alcuni elementi della Veglia. Non tutto ciò che piace a prima vista è la conclusione più sapiente (liturgicamente). 

I vespri di Pasqua formano la significativa conclusione del Triduo Pasquale.

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