lunedì 13 luglio 2015

IL TEMPO PASQUALE



Il Tempo Pasquale

Come le grandi feste abbiano bisogno di un certo tempo di risonanza si può vedere già nel calendario liturgico ebraico, in cui 50 giorni (= sette settimane) dopo la festa di Pesach veniva celebrata la Festa delle settimane (= Shavuot) come festa della mietitura del grano e memoriale dell’Alleanza al Sinai.

Corrispondentemente già il II sec. conosce il tempo pasquale dei 50 giorni (in greco Pentekoste), che secondo At 2, 1s.  si compie con l’effusione dello Spirito Santo promesso, il vero frutto del mistero pasquale. 

Le NG rimangono sul terreno della più antica tradizione quando affermano: «I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la grande domenica”» (n. 22).

Espressione simbolica di questa ininterrotta gioia festiva è la prescrizione di lasciare il cero pasquale come simbolo del Signore risorto, durante i 50 giorni, davanti all’assemblea, in prossimità dell’altare, e di accenderlo durante le celebrazioni.

La prima settimana del tempo pasquale forma l’Ottava di Pasqua. La liturgia di questa ottava è caratterizzata non solo dal mistero pasquale, ma anche dall’attenzione per i neobattezzati, i quali nelle celebrazioni eucaristiche quotidiane venivano introdotti più profondamente nei misteri dei sacramenti dell’iniziazione da essi ricevuti (catechesi mistagogiche). 

Questa settimana si chiamava un tempo, a motivo delle vesti bianche dei neobattezzati, anche settimana in albis, e la domenica seguente domenica in albis. 

L’uso di celebrare la prima comunione in tale domenica risale al sec. XVIII. Per sottolineare più fortemente l’unità del tempo pasquale le rispettive domeniche vengono chiamate ora domeniche di Pasqua, e la domenica in albis forma la seconda, mentre Pentecoste forma l’ottava domenica. I loro testi liturgici sono intensamente caratterizzati dal Mistero Pasquale. 

La tradizionale domenica del Buon Pastore è stata spostata dalla terza alla quarta domenica di Pasqua per non interrompere i vangeli delle apparizioni del Risorto.


Nel sec. IV sorse, il quarantesimo giorno dopo Pasqua, la festa dell’Ascensione, soprattutto ispirata ad At 1, 3. «I giorni dopo 1’ascensione, fino al sabato prima di pentecoste, preparano la venuta dello Spirito Santo» (NG 26). 

In questo modo la novena di Pentecoste formatasi nel clima della pietà popolare è accolta anche nella liturgia ufficiale.Il cinquantesimo giorno dopo pasqua = Pentecoste (dal greco pentekoste = cinquantesimo, sottinteso giorno), è la conclusione del tempo pasquale.

Sempre più, tuttavia, si vide in essa la festa autonoma dell’invio dello Spirito Santo, le si diede una propria ottava e in certe parti della Chiesa un secondo e un terzo giorno festivo, e si parlò di un proprio ciclo di pentecoste. 

La riforma liturgica postconciliare si preoccupò di collegare di nuovo più saldamente questo giorno a Pasqua. Cade così anche l’ottava di Pentecoste e nei testi liturgici si fa di nuovo fortemente riferimento a Pasqua (colletta e prefazio). 

La sequenza Veni, Sancte Spiritus è stata mantenuta obbligatoria per Pentecoste. 

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