giovedì 24 settembre 2015

CELEBRAZIONE DELLA LUCE


CELEBRAZIONE DELLA LUCE

Più tardi si è sviluppato una celebrazione introduttiva centrata sulla luce. La celebrazione eucaristica di questa notte è stata seguita, alle origini (e più a lungo delle altre domeniche) da un'agape con la quale veniva rotto il digiuno e inaugurata la pentecoste gioiosa.

Quando le comunità cristiane diventarono troppo numerose per la celebrazione di un'agape generale nella chiesa, si continuò a celebrare queste agapi nelle case private, mentre solo i presbiteri con le loro spose, le vedove e le vergini, celebravano l'agape nella chiesa.

(Sotto questa forma si potrebbe ancora oggi dare vita ad una prassi di gioiosa conclusione familiare alla celebrazione sacramentale della pasqua, a condizione di poter ritrovare il senso spirituale di questo pasto fraterno - v. Comunità Neocatecumenali).

Con i cinque elementi enumerati, la veglia pasquale si presenta come la più intensa celebrazione del mistero pasquale nella sua totalità. Il fatto di vegliare tutta la notte significa che nella notte di questa vita noi aspettiamo l'alba della risurrezione (il ritorno di Cristo) che già ci illumina nella fede (celebrazione della luce).

La celebrazione della parola richiama, attraverso le varie letture, tutta la storia della salvezza. 

Con la celebrazione battesimale noi riviviamo, e i neofiti inaugurano, la partecipazione al mistero di morte e risurrezione del Signore. Il tutto culmina nella eucarestia, sacramento per eccellenza della pasqua, che acquista in questa notte una significatività e una intensità maggiori. 

L'agape può prolungare la celebrazione eucaristica e come questa prefigura il banchetto escatologico al quale il mistero pasquale ci introduce (Lc 22,16-18) .

Il triduo pasquale
I tre giorni che vanno dalla sera del giovedì santo alla sera della domenica di Pasqua (cf Cal. Rom. 19) costituiscono il triduo "della morte sepoltura e risurrezione" del Signore .

Agli inizi, il venerdì e il sabato sono stati caratterizzati dal digiuno e la domenica dalla gioia, senza però che ci siano state delle celebrazioni liturgiche oltre quella della veglia pasquale nella notte fra il sabato e la domenica.

In questo senso non si può dire che il triduo pasquale sia una estensione della veglia pasquale. Esso costituisce piuttosto un qualche cosa di presupposto affinché questa possa assumere tutta la pienezza del suo significato. La notte pasquale è il passaggio dal digiuno alla gioia, come è stata il passaggio, per Cristo, dalla morte alla vita.


Con il digiuno si partecipa alla passione e morte di Cristo; con la gioia si è uniti alla sua risurrezione. 

Nel secondo secolo si riteneva il digiuno precedente la veglia pasquale così essenziale per la celebrazione della pasqua che i termini "digiunare" e "celebrare la pasqua" sono stati usati come sinonimi. 

Anche la costituzione conciliare sulla liturgia (S.C. 110) insiste sull'importanza di questo digiuno.